... Riposto qui un mio vecchio (e quasi unico) racconto sul nostro "tema" preferito
SIRENA
di Vladd
Potrei accarezzarti per ore.
Sfiorare i tuoi capelli, le palpebre, le labbra... E poi scendere giù, lentamente, sulle spalle, sul petto, sull’ombelico. Ce ne stiamo qui, chiusi in camera tua, senza vestiti, in un caldo sabato pomeriggio. Il resto del mondo è fuori dalla porta, proprio come in quella vecchia canzone di Celentano. E tu... Tu sei ancora abbronzata. Già, si capisce... Ti sei fatta l’altro fine settimana al mare con Elga, la tua amica del cuore, mentre io me ne stavo a squagliarmi nello studio...
A volte odio il mio lavoro. Anzi, quasi sempre.
Il palmo della mia mano sulla tua nuca, proprio sotto l’attaccatura dei capelli, là dove comincia la peluria dorata e impalpabile della schiena. Sei più sensibile, in quel punto. Ti allunghi sul letto e fai la gatta felice, con i muscoli che vibrano appena sotto la pelle. Dal palmo alle dita, le senti? Uno sulla vertebra cervicale, a ruotare pigramente, leggero. Quelle dell’altra mano piegate quasi come artigli, giù lungo la spina dorsale, fino all’attaccatura delle natiche. E per ogni polpastrello una pressione diversa mentre li faccio scorrere sulla pelle, come in un accordo di chitarra. Ora sospiri, e il corpo si rilassa. Il tuo odore cambia, impercettibilmente.
Lo sento, e lo riconosco.
Sei pronta.
Anch’io lo sono.
E continuo: giù, lungo le gambe, e poi i piedi, il tallone, la pianta, che in un altro momento solo a sfiorarla faresti un salto alto così per il solletico... Le dita, uno per volta. E poi di nuovo su, il retro del ginocchio, l’interno delle cosce fino ai lati del sesso...
Mi fermi le mani. Ti giri, con gli occhi che brillano, senza dire una parola.
Ho capito, vuoi continuare tu.
Le tue mani non sono da meno delle mie. E’ un’altra delle cose che abbiamo in comune. Dopo un minuto o poco più mi sento trasportare in una specie di limbo vellutato, tiepido, percorso da improvvise correnti sotterranee... Avverto dita agili che mi stringono, nel punto in cui ormai si è concentrata ogni sensazione. Mi guidano fino alle tue labbra.
Sono sordo e cieco. Potrei morire, qui, adesso, nell’onda di marea che sta per travolgermi.
E non voglio altro, lo sai, sorridi e mi costringi a dirlo. A voce alta.
Nient’altro... Nient’altro che...
Ti fermi. Ti sei fermata. Le tue labbra non ci sono più, le mani nemmeno... Che cosa sta succedendo? Apro gli occhi a fatica, e devo essere piuttosto buffo da vedere, sudato, stralunato, confuso. Ti sento ridere. Mi spieghi come diavolo hai fatto a rivestirti così in fretta? Gli slip sotto l’abitino leggero, aderente come un guanto, le scarpe basse un po' fuori moda, che solo gambe come le tue possono rendere sexy. Niente reggiseno. Niente orecchini. Niente trucco.
Mi dici che Elga ti sta aspettando. Che eravate d’accordo per andare a fare spese.
Ti sei scordata, ti dispiace. Non puoi farci niente.
Certo che lo so com’è fatta, Elga. Lo so che poi ci rimane male...
Io invece posso sopportarlo, vero? Devo solo avere un po' di pazienza...
Mi volti la schiena. Ti muovi fluida, come sempre, dieci anni di danza nelle gambe snelle e dritte da gazzella. L’orlo del vestito disegna un arcobaleno di seta intorno alle tue ginocchia. Strisce di luce e ombra filtrano dalle imposte socchiuse sui tuoi capelli, sulle braccia, rendendole scure e dorate, scure e dorate...
Ti giri a guardarmi da sopra la spalla, ed è come se vedessi tutto al rallentatore.
I tuoi occhi che luccicano, le fossette intorno alle labbra che si fanno pronunciate mentre sorridi di nuovo, i capelli che vorticano nell’aria e poi ti si posano sulle spalle, lentamente, lentamente...
Ora so quello che vuoi. Ci sono arrivato.
E’ vero, sono un po' tardo a capire. Avrai modo di rimproverarmelo dopo.
Corri fino alla porta, mentre salto in piedi. Corri veloce, ma io sono un fulmine, una saetta. Ti blocco il polso prima che sfiori la maniglia. Sorridi di nuovo e contrattacchi. Pugni, spinte, pizzicotti.
Sei alta e forte. Quasi quanto me.
Quasi.
Ti sollevo da terra senza fatica, così impari a metterti a dieta. Ti trasporto su una spalla, a pancia in giù, sorbendomi i tuoi insulti, i graffi, i pugni sulla schiena. Tanto è per gioco, lo sai tu e lo so anch’io.
Spero solo che i vicini non chiamino la polizia...
Ti allungo due pacche sul sedere, lungo la strada tra la porta e il letto. Colpi leggeri, ma il vestito non offre una gran protezione. Sussulti. Di nuovo il tuo odore, impercettibilmente diverso, gradevole. Finiamo tutti e due sul letto, in qualche modo. Ti deposito sulle mie ginocchia e ti sento sistemarti, cercare la posizione più comoda mentre fai finta di resistere, di voler scappare.
Comincio con la mano a coppa, che fa più rumore che male. Prima a destra e poi a sinistra, con un ritmo sostenuto. I muscoli delle natiche si contraggono sotto i colpi, tu stringi i denti ma non stai veramente soffrendo. Anzi, secondo me ti diverti un mondo.
Vado avanti così finché non la smetti di agitarti. Ora sei allungata, distesa, con le mani aperte che accarezzano le lenzuola. Mi piace vedere le tue mani mentre vieni sculacciata. Stringono il cuscino o le gambe della sedia, se ne usiamo una, nei momenti più intensi. Si aprono se il ritmo rallenta. Le porti alle labbra o ai capelli quando sei davvero eccitata.
Ora vado più lento e più forte. Tu assecondi i colpi, muovendo il bacino avanti e indietro come se stessi facendo l’amore. Tieni gli occhi chiusi. Mi fermo. Sollevo l’orlo del vestito, e tu spingi in su il sedere per permettermi di sfilare le mutandine. Le tiro giù fino a metà delle cosce. Hai le natiche rosse, la pelle che brucia, ma ancora non hai emesso un lamento.
Ricomincio, lento e forte. Un ritmo che puoi sopportare a lungo, lo so, ti conosco. E più lo sopporti più diventi languida, sensibile. Ora ti lamenti piano, una specie di miagolio che ogni tanto si fa acuto, quando ti arriva un colpo deciso, e poi torna sui registri bassi, da felino in amore.
E’ il tuo verso speciale, nessun altro al mondo saprebbe farlo. Non in quel modo.
Le tue gambe si muovono, scalciano via le mutandine. Una mi scavalca il ginocchio, mentre il piede si posa sul pavimento. Ora sei messa un po' di traverso, stringi fra le cosce l’interno della mia gamba destra, tenendola premuta contro il sesso. E io continuo, via via più veloce e leggero, finché ti sfioro soltanto le natiche, destra e sinistra, destra e sinistra... E tu a muoverti avanti e indietro contro la mia gamba nuda. Sospiri. Singhiozzi. Ti mordi l’indice destro. Sei quasi là. Ci sei quasi...
Smetto, di colpo.
Mi guardi delusa, girando la testa, e ti becchi il mio sorriso carogna.
Chi la fa l’aspetti...
Poi facciamo l’amore, uno sull’altra, uno nell’altra, forte, intenso, selvaggio. Ogni tanto ti sento sussultare, quando ti sfioro il sedere. Deve bruciare parecchio. Ti sollevo, mettendoti a cavallo su di me, lasciandoti muovere nel modo che usi per arrivare fino in fondo, quasi da sola.
E quando sento che ci sei, ti seguo a ruota. Non avrei resistito a lungo, in ogni caso.
Dopo parliamo, e parliamo, e parliamo. Ridendo, giocando, tirandoci i cuscini. Alla fine mi alzo, barcollo fino al frigo per prendere dell’acqua. Quando torno, con due bicchieri pieni e gocciolanti, ti trovo a pancia in giù, intenta ad accarezzarti le natiche con delicatezza. Sono ancora rosse come il fuoco.
“Mi sa che ci vuole un po' di crema” dici.
E la tua mano si sofferma al centro, nel punto più segreto. Sorridi, sfiorandolo ad arte con due dita, e lo sai, lo sai come mandarmi il sangue alla testa...
“A proposito” continui “Lui si sente trascurato, sai?”
Ho modo di resistere? Nessuno.
Dichiaro la resa, posando i bicchieri e gettandomi di nuovo sul letto accanto a te.
Maledetta, dolcissima sirena...
GRANDE VLAAD!!!! RICOMINCIAMO ALLA GRANDE!!!!!!!!!!
Grazie Vladd!
Bel racconto
Caspita sono rimasto colpito dal racconto, ma soprattuto dal modo e dall'accuratezza dei particolari che rendeva il racconto praticamente reale.
Complimenti bella storia !!!
Ciao vladd, sto per aggiornare il sito, posso archiviare anche il tuo racconto?
Un saltuo e complimenti
leone
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca