L'acronimo sta per spanking fantasy fiction italiana. Questa è la seconda puntata. Si cambia ambiente sempre uno caro agli Spanking come l'ermo colle per il poeta.
Alla prossima.
Arcana
SPANKOM
EPISODIO 2
IL PROF RIPETENTE
By
Arcana
Il mio prof di matematica era carente in molte cose soprattutto in autorità e stima di se stesso.
Biascicava alla classe di rimanere in silenzio ma la sua voce era così sottile che c’era sempre qualche studente che, per imbarazzarlo, urlava “ cosa ha detto, parli più forte”.
Quando era alla lavagna per qualche spiegazione, diventava automaticamente il bersaglio di palline di carta. E se si voltava per vedere chi era stato veniva colpito anche in pieno viso.
Non facevano male, almeno non dolore fisico, ma la sofferenza morale era intollerabile e l’orgoglio sul punto di esalare l’ultimo respiro.
Le interrogazioni erano una farsa con gli studenti che si portavano dietro il libro di testo e lo sfogliavano davanti a lui in cerca delle risposte,
Durante i compiti, i più bravi risolvevano i problemi e poi li passavano a tutti gli altri. E se il prof intercettava i bigliettini era così spaventato che si metteva a correggerli nel caso i secchioni avessero sbagliato qualcosa.
Decisi che aveva bisogno del mio aiuto. C’era solo un modo per dargli una mano: usare quello che dall’episodio con mio padre avevo iniziato a chiamare “il mio potere”.
Dovevo trovare l’occasione giusta per parlargli ma non era facile. Quando non insegnava, si nascondeva negli angoli più impensabili della scuola. Faceva di tutto per evitare il contatto con gli studenti. La sua paura, il fatto che fosse una raccolta completa di complessi, mi ricordava papà, o meglio la persona che era prima della rivelazione, dell’illuminazione a suon di sculacciate.
Visto il suo modo di comportarsi fui particolarmente fortunata a beccarlo davanti al bagno degli insegnanti.
Stava per infilare la chiave nella serratura. Il bagno veniva tenuto chiuso dopo che alcune professoresse erano state spiate nell’intimità del cesso da qualche studente con uno spiccato cattivo gusto data l’età e l’aspetto di gran parte del corpo insegnante.
Sta di fatto che dopo quegli episodi il bagno rimase chiuso e la chiave consegnata al bidello che la dava agli insegnanti che ne avevano bisogno.
Richiamai la sua attenzione.
-Professor Jenkins. Posso parlarle. Non le ruberò molto tempo.
Preso dal panico cominciò a girare la chiave ma fece confusione e invece di aprire continuava a muoverla nel verso della chiusura.
Prima fece finta di non vedermi e poi sbiancò quando presi dalle sue mani la chiave.
-Questo è il luogo migliore per parlare senza essere visti. Su mi segua. Non se ne pentirà. Sono qui per aiutarla.
Mi guardai intorno. Il corridoio era vuoto. Aprii la porta del bagno. Lo spinsi dentro. La richiusi alle mie spalle. Lui disse.
-Non farmi del male. Vuoi dei buoni voti…-
Cercai di calmarlo.
-Le farò solo del bene. Non posso più sopportare di vederla così terrorizzato quando è a scuola. Ho la cura per le sue paure, mi stia a sentire…non se ne pentirà.
Mentre parlavo mi godevo le espressioni sul suo viso. Un campionario di emozioni. All’inizio pensava che fossi una specie di maniaca, poi dalla totale repulsione era passato alla sorpresa e infine al convincimento che forse la cosa poteva funzionare. E con quello insieme ad una scintilla malevola, la prima che era mai apparsa dentro il suo sguardo vuoto, anche un coraggio per lui inusitato. Tanto che, strusciandosi le mani disse.
-Io non so cosa dire…solo una cosa. Quello che dici ha senso e anche se non capisco appieno i motivi del tuo sacrificio…insomma per farla breve non vorrei fallire sul più bello, sarebbe il colpo di grazia. Io dovrei fare un po’ di pratica sempre che tu me lo permetta e magari potresti darmi delle dritte. Lo sai è la mia prima volta.
Era già un passo in avanti, non degno dell’uomo sulla luna ma dovevo accontentarmi. Lo guardai negli occhi che non erano più piccoli e timorosi e dissi.
-Per me va bene. Quindi se ho ben capito dovrei venire da lei a insegnarle il mestiere. Un po’ singolare ma si può fare. Sono sicura che con un paio di lezioni sarà già pronto per il grande giorno. E’ il caso che venga io a casa sua o ha in mente qualche altro luogo?.
Cercò di fare il duro appoggiandosi con la schiena al muro ma il quadretto alle sue spalle, un santo senza nome e martirio, per poco non cadde in terra riportandolo nel mondo degli imbranati.
-Ottimo. Senti…per suggellare il nostro patto…insomma…potrei già fare una prova, se non ti secca, se non hai lezione. Da quando mi hai descritto la cosa ho una gran voglia di provarla…- Comprensibile, pensai tra me e poi mi diressi verso uno degli stalli – Si può fare…ma prima se permette faccio pipì. – Entrai nel cubicolo ma non chiusi la porta. Volevo vedere se si sarebbe avvicinato a guardare. Mi calai i jeans e le mutandine. Mi sedetti sul water. Lui non comparve nel rettangolo della porta. Non diceva nulla io cominciai la lezione.
- E’ buona norma…soprattutto se la punizione è particolarmente dura che la ragazza soggetta al castigo faccia pipì prima di subirlo, giusto per evitare spiacevoli situazioni. Inoltre…ha qualcosa con se…non so una cinta…o una spazzola…altrimenti dovremo iniziare dalle nude mani.
Lui finalmente diede segni di vita.
-Le nude mani vanno bene.
Io uscii con i pantaloni alle ginocchia, le mutandine al loro posto. Bisogna essere graduali, uno step dopo l’altro. L’educazione punitiva stava per iniziare. Ero un po’ eccitata. In che situazione mi ero messa, non immaginavo avrebbe preso questa piega ne, quando ero entrata con lui nel bagno pensavo che sarei finita con la schiena piegata in avanti le gambe larghe e con le mutandine rosa a proteggere il mio culetto dalle mani del professor Jenkins. Da quella posizione, nell’arco delle mie gambe lo vidi prendere una rincorsa ridicola. Sorrisi.
-Non serve darsi troppo slancio. Il colpo migliore è da fermo. E’ una questione di polso. Tipo il tennis per capirci. Un colpo secco vibrato con decisione…su provi.
Il primo non fu ne secco ne vibrato con precisione. Si stampò tra le cosce senza fare granché male. Ero io che da sculacciata davo le indicazioni per far si che mi facesse almeno un po’ di male.
-Ci metta un po’ di grinta o di questo ci metterà una settimana ad arrossarmi il sedere. Uno sculacciatore provetto ci mette al massimo dieci colpi.
Non era vero ma dovevo dargli degli standard alti da raggiungere. Aveva paura di offendere le mie natiche e pensare che erano coperte, se fossi stata nuda dalla vita in giù si sarebbe bloccato. Altri colpi sempre piuttosto ridicoli. Solo l’ultimo punse un po’. Poi all’improvviso un bussare energico. Lui sbiancò. Era una sua collega che voleva usare il bagno.
-Apri…questa storia delle chiavi deve finire. Si può sapere cosa stai facendo lì dentro. Il bidello mi ha detto che ti ha dato la chiave venti minuti fa. Smettila Jenkins con i giornali porno e apri questa maledetta porta – Era miss Gast, l’insegnante di arte. Una vecchia rancida. Jenkins mi guardò mentre finivo di rivestirmi.
-E adesso. Se ti trova qui mi manderanno via dalla scuola. Cosa fare.
Io mi guardai intorno e poi vidi che c’era una finestra in alto sul muro che guardava verso l’esterno.
-Posso uscire da lì. Mi serve solo una spinta.
Jenkins mi aiutò ad issarmi. Io prima di scivolare fuori dal pertugio dissi.
-Va bene se facciamo domani a casa sua per la prima lezione. Ho visto che c’è molto su cui lavorare.
Jenkins aveva ancora il mio sedere a portata di mano e lo sculacciò dicendo.
-Ottimo. Io abito in Green Road al numero 15. Cercherò tutte le spazzole della casa…- Mi fece l’occhiolino una cosa patetica che lo fece sembrare un ‘idiota. Poi andò ad aprire.
Non mi godetti la faccia di miss Gast perché ero già atterrata sul prato esterno e stavo rientrando in classe. Mi chiedevo, durante il tragitto come sarebbe finita la storia delle ripetizioni, non potevo saperlo ma di una cosa ero certa avevo riportato la felicità nella vita grigia di Jenkins. Un’altra battaglia anche se piccola per la salvezza dell’umanità, era stata vinta.
CONTINUA…
Sono curiosa di leggere l'evolversi della storia...
intrigante..aspettiamo il seguito
complimenti per la fantasia.....un gran bel racconto.....non vedo l'ora di leggere il seguito
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca