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Cosa c'è per cena-parte quinta

Avviato da pink-up il 15/03/2007 alle 00:05

Cosa c'è per cena-parte quinta

pink-up (16 post, compleanno non disponibile)

Quello era un punto di non ritorno, e io lo sapevo.
Avevo trovato la via d’uscita che cercavo, e sarebbe stato facile infilarmici; me la stava offrendo su un piatto d’argento.
Ma per la prima volta vedevo le cose coi suoi occhi, e quello che vedevo mi faceva vergognare. … e non era la vergogna passeggera di prendermi una sculacciata, né quella di mettere una stupida camicia.
Mi vergognavo profondamente di me stessa, di tutto quel che avevo fatto a quel pranzo, ora che lo vedevo per come poteva averlo visto lui.
Mi vergognavo che si trovasse costretto a punirmi quando era sgradevole anche per lui.
Ero una persona adulta e non sarebbe dovuto esser compito suo quello di insegnarmi educazione e buon senso.
E se avessi usato un po’ di entrambi… solo un po’, non ci saremmo di certo trovati lì, ma a festeggiare il suo nuovo contratto, con buona pace della Gioia Tordoni.
Avrei potuto comportarmi da vera signora, ignorare le frecciate con superiorità, e ne sarei uscita migliore, se non agli occhi di quei due cafoni, ai suoi sicuramente sì.
E, sopra a tutto il resto, avrei voluto sotterrarmi per averlo ferito con quelle squallide, meschine parole, perché ancora una volta, avevo aperto la bocca e sputato veleno, e al diavolo tutti gli altri.
Lui mi fissava, non si era mosso di un millimetro, e sapevo che intendeva sul serio quello che aveva detto.
Tutta quella situazione… era colpa mia.
La sua faccia umiliata, era colpa mia.
E non potevo continuare a far finta di non avere torto marcio –cosa che avevo fatto finora, se non con le parole, con i fatti- semplicemente non potevo… avrei rovinato l’amore, la fiducia e il rispetto che c’erano sempre stati tra di noi.
Ma quello che dovevo fare ora mi avrebbe cambiata per sempre.
-Oddio, no.- mormorai –Non lo penso sul serio. Non lo penso per niente.-
Nel suo sguardo lessi che lo sapeva.
Abbassò il braccio, e senza staccarmi gli occhi di dosso sollevò un sopracciglio, invitandomi a continuare.
E io avevo molto da dire, solo che mi serviva tutto il coraggio che avevo.
-S-so… di essermi comportata da egoista. Ho pensato solo alle mie stupide… stupide cavolate- e strinsi gli occhi innervosita per cacciare indietro le stupide-stupide lacrime da coccodrillo che minacciavano di uscire a fiotti
-… e non ho pensato a te, al tuo lavoro… e al fatto che facendo in quel modo ti facevo fare una pessima figura, a te e a Paolo, e che ti sentivi umiliato da- dal mio co-comportamento.-
Deglutiii e la lacrime malefiche ne approfittarono per inondarmi le guance.
Abbassai gli occhi e mi rifiutai di cedere.
Luca aspettava, paziente.
-Io lo-lo sapevo e… me ne sono fregata.-
Mi asciugai rabbiosamente gli occhi.
-E … adesso, io… quello che ti ho detto… era solo che ero arrabbiata, ma non con te… con me stessa. E non lo penso, te lo giuro!- scoppiai in un pianto dirotto.
Lui, di nuovo, aspettò pazientemente che mi fossi calmata, ma non mi ofrì comprensione né aiuto. Sapeva che stavolta dovevo fare da sola.
-Mi vergogno tanto… e mi dispiace, davvero… di tutto. Ti prometto che non-non mi comporterò mai più così male.-
E alla fine, piangendo, lo feci.
Strisciai carponi sul letto fino a tornare in quella posizione da cui avevo fatto di tutto, anche offendere a morte l’uomo che amavo, per poter scappare.
Tremando sollevai la camicia. E iniziai a singhiozzare.
-P-per favore, p-puniscimi come merito… -
-Co-con la cinghia – e rischiai quasi di strozzarmi per costringermi a dirlo
-… fi-fino a quando deciderai che ho imparato la lezione…e poi perdonami se puoi, ti prego.-
Lui sospirò
-Ti ho già perdonato, testa dura…-
e mi circondò la vita col braccio sinistro, di nuovo
-… ma non sarò più tenero per questo, lo sai.- concluse severo.
Aspettava una risposta, e io gli dissi che sì, lo sapevo.
Diavolo, lo sapevo bene…
Dopo tutto quello che avevo detto e fatto, dopo avergli offerto un sedere già rosso per una ulteriore dose di cinghiate… ben meritata… non sarebbe stato lui se mi avesse lasciata andare con un buffetto sulla guancia.
E io LUI avevo sposato… non un Mario qualsiasi… e andava bene così.
Se anziché litigate terribili, insulti e rancore e silenzi, come sarebbe stato con chiunque altro
-lo capivo- lui si limitava a punirmi e riusciva pure a perdonarmi, potevo considerarmi fortunata.
L’indomani mattina avrei portato i segni della sua cintura ma sarebbe stato tutto finito e sepolto.
E non volevo altro.
Piazzai le mani sul materasso, chiusi gli occhi, serrai le labbra e promisi a me stessa che non avrei aperto bocca, che le avrei prese senza altre storie.
Ma quando lui passò ai fatti, scoprii che era dura… durissima.
La cinghia sibilò e colpì nel mezzo del mio sedere.
Una striscia di puro fuoco rovente mi attraversò le natiche, io strinsi i denti, tremai, e mi preparai alla successiva.
Che non si fece attendere.
Le prime riuscii a sopportarle, nonostante il mio posteriore fosse in condizioni già pietose dopo la sculacciata, ma dopo iniziai a piangere, prima silenziosamente, poi a sonori singhiozzi.
Stranamente, il fatto di non essere più arrabbiata con niente e con nessuno, ma solo rassegnata, aiutava… e non mi vergognavo di piangere davanti a lui, sapevo che faceva parte del castigo, un castigo che avevo accettato, di cui a quel punto avevo bisogno.
Potevo piangere quanto volevo, lui non si sarebbe mosso a compassione fino a quando non avesse deciso che ne avevo avute abbastanza, e questo mi tranquillizzava.
Mi permetteva di lasciarmi andare.
Quando la cinghia cominciò a farsi sentire più in basso, tra le natiche e le cosce, rinunciai al silenzio, accettai il dolore e piansi a gran voce, di tutto cuore.
Il cervello si spense, e io rimasi lì, mugolando, sussultando, urlando, ogni volta che lui somministrava un’altra bruciante cinghiata sul mio sedere nudo e umilmente sottomesso.
Me le dava come non me ne aveva mai date, e non aveva più senso dire niente, chiedere, implorare… anche se ad ognuna pensavo di non poter sopportare altro… stavo lì a prenderle e basta.
Le presi come non ne avevo mai prese.
E quando alla fine non sentii altro, e vidi che lanciava la cinghia dall’altro lato della stanza, lo stesso non osai muovermi, fino a che lui mi sollevò dal letto e mi prese in braccio.
Scoppiai di nuovo in singhiozzi quando alzai gli occhi su di lui, e non lo vidi più arrabbiato, solo serio… e forse un po’ commosso.
-D’accordo, peste, hai avuto le tue… e un po’ di buonsenso, finalmente…adesso fila a letto.- fece, burbero, posandomi sui cuscini.
-Mi dispiace- piansi. –Mi-mi hai perdonata??-
-Ti ho già detto di sì –rispose lui con un mezzo sorriso, tirando giù le coperte – adesso dormi… non un’altra parola, piccola. Qualsiasi cosa vuoi dirmi può aspettare domattina.-
Spense la luce e uscì dalla stanza, e io mi girai rapidamente a pancia in giù.
Le lenzuola fresche bruciavano come ortiche sul mio povero sedere… e io ero decisa a dormire, non foss’altro per far finire quello schifo di giornata, ma non trovavo pace…
Il sedere mi bruciava, l’orgoglio mi bruciava…
Quando lo sentii rientrare nella stanza e infilarsi a letto silenziosamente, io ancora ero lì nel pieno del piagnisteo, a tirare su col naso e singhiozzare sporadicamente.
Luca mi ascoltò per un po’, senza parlare.
Poi sospirò e si avvicinò, io avevo le spalle girate verso di lui, mi abbracciò da dietro, tirando la mia schiena contro il suo petto.
-Basta piangere adesso.-
-N-Non riesco … a smettere!- confessai desolata.
-Ti fa ancora male il culetto, lo so…- ammise lui.
Sniff –Sì…-
-E vuoi che ti consoli e ti coccoli un pochino…-
Sapevo che sorrideva mentre cominciava a massaggiarmi il sedere, le mani calde che alleviavano un po’ del bruciore…
-No-n me lo merito.- feci la sostenuta.
-E lo so…- sospirò, divertito –Ma ho il cuore tenero… che ci vuoi fare?? Allarga un po’ le gambe amore…-
La mano scese tra le mie cosce, le aprì, e mi aprì… e anche se fuori ero chiusa e serrata, dentro…
-Sei bollente, amore.-
Con un gemito disperato mi voltai, e mi strinsi contro di lui, le mani aggrappate alle sue spalle larghe e forti.
-Ti prego, ti prego…-
-Dimmelo.-
-Fai l’amore con me, fai l’amore con me, ti prego fai l’amore con me….- mormorai senza pensare a niente se non al bisogno che avevo di lui.
E lui lo fece… non sarebbe stato lui se non l’avesse fatto.
Mi girò sulla schiena, e mi penetrò con forza.
Sapeva che non avevo bisogno di nient’altro… non quella sera, non con tutto quello che avevo dentro.
E col sedere che mi bruciava ancora, col suo peso addosso sulle lenzuola, venni due volte, prima che alla terza lui mi raggiungesse ruggendo tutto il suo piacere.
Dopo mi addormentai placidamente, con lui che mi accarezzava il fianco e mi stringeva a sé.
“Io quest’uomo lo amo…” pensai un attimo prima di abbandonarmi al sonno e alle carezze.
“Lo amo… e poco importa se mi sono fatta quasi spellare viva… poco importa se sono una cretina patentata… io amo lui e lui ama me…”

Inviato il 15/03/2007 alle 00:05

carlitos (6 post, compleanno non disponibile)

Molto carino...

Inviato il 15/03/2007 alle 15:18

Chi eravamo

Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.

Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.

Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.

Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.

Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.

Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.

Luca