Mentre mi infilavo la maledetta camicia da notte tentando di non farla strusciare sul sedere infuocato, mi spremevo le meningi per trovare un modo di risparmiarmi perlomeno l’ultima parte di quell’incubo di serata.
Diavolo, ne avevo già avute abbastanza!
In fondo, se mi aveva fatto quella domanda prima, con quel tono… voleva dire che un modo per uscire dalle peste c’era, e io avevo ovviamente sbagliato risposta!
“Deficiente, pensa a qualcosa!” mi dicevo frenetica.
Ovviamente, di fronte alla concreta prospettiva della cinghia, che mi aspettava di lì a qualche misero minuto, tutti i miei buoni propositi di sottomettermi docilmente alla punizione se ne erano andati a farsi benedire.
Oltre al mio caratteraccio, anche la mia mente analitica a volte non era d’aiuto: io tentavo di trovare soluzioni logiche in questioni in cui la logica non c’entrava affatto.
Ad esempio, mi apparve improvvisamente chiaro proprio in quel momento che tra “meritarle” (e questo lo ammettevo) e prenderle veramente c’era una grossa differenza.
Tra l’una e l’altra cosa potevano incorrere diversi fatti di esito fondamentale.
L’amnistia per sincero pentimento me l’ero giocata al quiz un attimo prima, e d’accordo…
Ma un’impossibilità a procedere??Un rinvio per serio motivo?? Una causa di forza maggiore??
Vagliai disperatamente le seguenti opzioni: fingermi malata, ma non ci avrebbe creduto per più di due secondi.
Nascondere la cintura, no,ne aveva altre due nell’armadio dell’altra stanza, impossibile nascondere anche quelle.
Chiamare il Telefono Rosa…un po’ drastico, forse… e il cordless era di là in sala, niente neanche questa.
Veramente, avrei dovuto mettergli mezza boccetta di Valium nell’arrosto, quello sì che avrebbe funzionato!
Poi fui distratta dalla difficoltà di allacciare sul seno i vezzosi bottoncini di madreperla della camicia –che mi aveva regalato sua madre, tra parentesi.
Solo una donna come sua madre poteva regalare una roba come quella, che sembrava uscita dal baule di una sposa di duecento anni fa almeno –di cotone bianco, con pizzetti e quegli impossibili bottoncini- come ovviamente solo sua madre avrebbe potuto dare alla luce l’ultimo Neanderthal del pianeta, uno che trovava normale mettersi la moglie sulle ginocchia e … e ovviamente solo io, con tutti gli uomini che c’erano, sarei potuta andare a scegliermi proprio lui!
Ora, disgraziatamente non potevo evitare di mettermi proprio quella camicia, perché era l’unica che avevo, quindi era palese che lui intendesse quella quando aveva detto “Mettiti la camicia da notte”.
Sembra scontato dire che a lui quell’impratico ciuffo di merletti piaceva molto. Mi aveva detto una volta che mi faceva sembrare una mogliettina obbediente e disponibile… ed era per questo che metterla, in quel momento, mi faceva impazzire di vergogna.
-Di nuovo?-
La voce di Luca, esasperata, fuori dalla porta.
E non mi ero ancora inventata niente!!
Aprii la porta di corsa e lo trovai in piedi davanti a me, con le mani sui fianchi e un’aria per niente raccomandabile.
Manco a dirlo, mi trascinò verso il letto
-Io CERCO di non perdere la pazienza, ma con te è impossibile!- sbraitò, furibondo.
-Aspetta, aspetta!- urlai puntando i piedi.
-Non puoi! Aspetta!- continuai cercando un’idea…
-Adesso vedi se non posso.-
Una qualsiasi, maledetta idea…
-S-sono incinta!- sbottai. Eureka…
Lui si voltò a guardarmi, allibito. Mi fissò per un lungo, lunghissimo momento.
Sul suo viso meraviglioso passarono le più svariate emozioni: sorpresa, diffidenza…poi speranza… e poi tenerezza, calore… gioia.
-Stai parlando sul serio?- mormorò.
A quel punto mi sentivo un’autentica merda.
-No- crollai miseramente.
“Demente, dimmi tu se non sei una completa demente…” dissi a me stessa mentre lui diventava di tutti i colori. “Proprio una grande idea, COMPLIMENTI!”
-Questa te la faccio pagare insieme alle altre!- promise Luca afferrandomi per la vita e sollevandomi di peso.
-E fortuna che stasera ne avevi prese abbastanza! Fammi un’altra volta uno scherzo del genere e ti faccio il culo a strisce… che non ti siedi per un mese!-
Nel tempo di due secondi ero a quattro zampe sul materasso, lungo il bordo del letto, lui in piedi accanto a me, il suo braccio sinistro intorno alla vita mi teneva ferma contro il suo fianco, la cinghia nella mano destra.
Non andavo da nessuna parte.
Se esisteva una posizione più ignobile… davvero, avrei voluto sapere qual’era…
-Su la camicia, signora.-
“No no no no, ti prego non farmelo fare” pensai… ed esitai un attimo di troppo.
Lui alzò il braccio, il cuoio sibilò nell’aria e…
TWACK!!!!
mi colpì di traverso sul sedere, e il fatto che fosse ancora coperto non sembrò fare molta differenza.
-WUAAAAAAAA!!!-
-Su la camicia, ho detto.- ribadì, calmo.
-No!!!-urlai inferocita dal dolore.
Lui non rispose subito. Prima alzò il braccio e calò la cinghia, con forza, sulle mie cosce scoperte.
Perché quella fottuta camicia da notte, OLTRETUTTO, non era per niente lunga.
-YYYYAAAAAUUUUU!!!-
-SE non la alzi, continuo a dartela sulle cosce.- fu tutto quel che disse, mentre io saltavo sulle mani e sulle ginocchia e sbattevo i piedi sul letto e boccheggiavo dal dolore… e dallo stupore, perché quello non l’aveva mai fatto prima.
E dannazione, se possibile era tre volte peggio!
Mi voltai e lo incenerii con lo sguardo…o almeno tentai.
-T-tu…N-NON…- balbettai.
TWACK!!!!
-Ti ripeto – riprese, dopo aver rafforzato il consiglio con un’altra frustata sulle cosce, e più in basso -che voglio il tuo culo fuori dalla camicia e bene per aria, pronto a prendere la dose di cinghiate che ti meriti.-
-UAAAAAaaaaaa!!! Ma vaffanculo!!!... Stronzo testa di ca…-
TWACK! TWACK! TWWACKK!!!
-AA-AA-AUUUUUUUUUIIIIIIIIII!!!!-
Tre colpi, uno più forte dell’altro, uno sul sedere, uno all’orlo della camicia, l’ultimo sulle cosce.
Vidi giallo, poi rosso, poi nero e andai fuori di me.
-Non te lo consiglio, di continuare così, o stiamo qua tutta la notte.-
Il suo tono a metà tra l’ironico, il sarcastico e lo scocciato fu la goccia che mi fece traboccare.
-TU TI STAI DIVERTENDO!! SADICO BASTARDO FIGLIO DI…-
Luca mi lasciò di colpo, come se scottassi.
Senza il suo braccio che praticamente mi reggeva di peso, crollai a faccia in giù sul letto, le mie mani corsero a strofinare le diverse parti che bruciavano come l’inferno e nel frattempo schizzai dalla parte opposta del letto, appena fuori dalla sua portata.
Poi corsi a guardarlo per capire cosa cavolo fosse successo e lo trovai lì, in piedi, le braccia lungo i fianchi e terreo in viso.
Sembrava dovesse inghiottire un rospo, ci mise un po’ prima di parlare.
E quando lo fece, sperai che non l’avesse fatto.
-Ho smesso da un pezzo di divertirmi, Silvia. Di solito smetto quando inizi a piangere, ma faccio quello che devo fare.-
Stavolta ero io ad inghiottire, una famiglia di rospi.
-E stasera, sapendo di doverti punire severamente,ho smesso ancora prima, poco dopo il caffè.-
Continuavo a fissarlo sbigottita. Aprii la bocca per fermare le parole che mi stavano facendo più male delle cinghiate, e per cancellare l’amarezza dal suo viso, quel viso che era tutta la mia vita…
-Ma se quello che mi hai appena detto lo pensi veramente…- continuò lui senza darmi tempo, avvicinandomisi col braccio teso in avanti, la cintura in mano
– ...allora butta questa dalla finestra e me fuori di casa.-
e adesso! ...continua!!!
E un attimo!! Lo sto scrivendo adesso, non è che volo...
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca