PREMESSA DELL'AUOTRE:
IL SEGUENTE E' UN RACCONTO A META' TRA FANTASIA E REALTA' CHE HO INIZIATO A SCRIVERE ANNI FA. GRAZIE A DELLE PERSONE IMPORTANTI CON CUI SONO CRESCIUTO, RIESCO A TROVARVI FINALMENTE UNA FINE. LO DEDICO QUINDI A QUELLE RAGAZZE CHE SI SONO FIDATE DI ME, IL REGALO PIU' BELLO CHE ABBIA RICEVUTO IN VITA MIA. SENZA DI LORO NON SAREI QUELLO CHE SONO ADESSO. SPERO DI NON AVER FATTO ERRORI NELLA FORMATTAZIONE DE TESTO.
E’ una fredda mattina d’inverno. Su quel’ultima carrozza del treno regionale che corre veloce come un proiettile di cannone sulla tratta Ferro-Pileno, due nomi di città inventati me che pullulano di persone, ognuna con i suoi sogni e le sue storie. Tutti i posti a sedere sono occupati. Arriva l’operatore di controllo biglietti e passa il centro della carrozza. Due giovinette, Marisa e Viola lo intravedono e iniziano a farfugliare.
-Oddio, Marisa, guarda là!,-Indica il controllore con un piccolo gesto del dito-
-Stai tranquilla ci siamo quasi, alla prossima fermata scapperemo.
Purtroppo il controllore ha quasi finito di controllare tutta la carrozza, è a due passi da loro e inizia a tenerle d’occhio, ha il presentimento che quelle due piccole Giamburrasca non hanno vidimato il biglietto. Attualmente, il capotreno si trova davanti a un giovane signore che sembra la rievocazione storica di Barbarossa. Indossa un cappotto blu simile al fumo di Londra, degli stivali neri in pelle che avvolgono dei pantaloni grigi in cotone. Porta con sé una 24 ore di pelle marrone, un ombrello con manico ricurvo e un grande orologio da polso simile a quelli che usavano i piloti della RAF durante la seconda guerra mondiale.
-Signore, prego il biglietto.
L’oscuro signore tira fuori dalla sua 24 ore usurata dal tempo l’abbonamento nominativo con sopra scritto Norman Lebowsky, quello è il suo nome. Nato a Brighton lavora come docente e ricercatore universitario presso l’Ateneo Pileno, e in quel momento è in rientro a casa sua da un convegno tenutosi a Ferro.
-Ecco a lei, buona giornata.
Anche Norman, saluta con un cenno il controllore e nota con curiosa attenzione i movimenti improbabili delle due giovanotte in fondo al treno.
-Eccoci qua, signorine avete con voi il biglietto vidimato?
-Emh, aspetti un secondo, forse lo abbiamo nascosto da qualche parte all’interno delle nostre borse.
-Non vi preoccupate abbiamo tutto il tempo per aspettare il vostro biglietto.
Sbotta il controllore un po’ innervosito, è molto stressato dopo aver controllato tutto il treno.
Passano interminabili due minuti, le povere fanciulle sono disperate, non sanno come fare e cosa inventarsi. Iniziano a tirare fuori di tutto dalle borse, fanno cadere a terra monetine, lucidalabbra e altre diavolerie presenti nei negozi Koko.
Norman inizia a godersi la scena.
-Signorine, siamo quasi arrivati, se non avete il biglietto dovrò farvi una multa.
-Oh no, vi prego, siamo solo due studentesse iscritte al primo anno di università, la retta costa e non possiamo permetterci di pagare ogni giorno il treno. - Inizia a dire Marisa per poi essere interrotta dal capotreno.
-Non ci sono storie dovrete pagare 60 euro a testa, e se non ce le avete farete un bel giro dalla polizia.
-Ma noi, ma noi...
Il controllore inizia a scrivere il verbale. Norman si alza di scatto e si avvicinava al controllore per dire le seguenti parole che entrarono come schegge di ghiaccio nelle orecchie delle due giovanotte.
-Non vi preoccupate, pago io per voi, sono due giovani donne che studiano, sono il futuro del nostro paese, gli abbiamo già messo fin troppi bastoni fra le ruote a questi ragazzi, ecco a lei sono 120, 60 per due.
-Come desidera signor Norman, tenga la ricevuta, e voi due, siete state molto fortunate, non capitano cose del genere così spesso.
Le due ragazzine guardano con stupore ma non senza lascivo timore quello strano giovane appena divenuto uomo, o forse dovrei dire, gentiluomo. Lui continua a fissarle e ne apprezza i giovanili lineamenti. Sono entrambe bionde, Viola è bassa, l’altra ancora più bassa. Hanno con sé giubbotti della Monclaire, segno che non sono affatto povere come hanno detto al controllore, Norman lo vede e inizia a pensare, il suo viso si fa più cupo e ricambia gli occhi intimoriti delle due giovincelle con un bel sorriso.
Il treno arriva alla stazione di capolinea, Pileno S.M. E i passeggeri iniziano a prepararsi a scendere.
-Viola, ce l’abbiamo fatta finalmente.
-Puoi ben dirlo Marisa, adesso possiamo darci allo shopping sfrenato!
Viola sente una mano accarezzare la sua spalla. E’ lui, il benevolente benefattore. Salta di colpo e lo guarda.
-Scusate signorine, ma voi quale università seguite?
Tutte e due saltano sui loro piedi, non sanno cosa dire, non se la aspettano una domanda del genere.
-Beh, noi due…
-Noi due, io e Viola frequentiamo giurisprudenza e siamo al primo anno, ora se non le dispiace dobbiamo recarci in aula a prendere il posto per la lezione.
-Non così di fretta se fossi in voi, ho sentito quello che avete detto appena scese dal treno, e soprattutto non sembrate per niente povere come avete millantato prima al controllore, i vostri giubbotti valgono due stipendi.
-Ma fatti gli affari tuoi.
-Che vuoi portarci tu dalla ferrpol?
-No ma desidero invitarvi a casa mia, per offrirvi qualcosa.
Le due piccole carogne, non possono far a meno di sfruttare anche quest’occasione, in fondo lui non è neanche tanto male, e fino ad ora si è dimostrato molto gentile nei modi con loro.
Si guardano fra loro negli occhi e si rivolgono a lui.
-Ci sto.
-Perché no?, sempre meglio che farci portare da lei alla ferrpol.
-Ottimo, seguitemi.
Il professore ha un sorriso che si fa sempre più maligno e ha anche la fortuna di abitare a pochi passi dal Duomo e quindi a pochi passi dalla stazione.
Le giovanotte sono miti e parlano di cose senza senso alle orecchie di Norman: i soliti idioti, come ricaricare la tessera della fotocopiatrice, i risultati della domenica calcistica, quanto è bello Vasco Rossi e la fine della trilogia delle Cinquanta Sfumature.
Eccoci, sono arrivati d’innanzi a un imponente portone neoclassico, pieno di borchie ferrose infilzate dentro al legno di castagno. Norman tira fuori dal suo cappotto una chiave anch’essa di larghe dimensioni, e con sicurezza penetra il fiore della porta, aprendola di colpo su un corridoio colmo di marmo e statue in alabastro.
-Benvenute a casa mia. Toglietevi le scarpe per cortesia.
Con spirito sorpreso le due figliole si tolgono le scarpe in tela e le lasciano in un angolo, vicino al portone.
Nonostante la casa, meglio dire la palazzina, sia antica, l’aria che la permea risulta essere stranamente frizzante e primaverile. Forse le due giovanotte sono stupite dalla maestosità delle statue, i vasi in cristallo con decorazioni in oro e gli specchi che sorvegliano segretamente ogni stanza. Sembrano emozionate, ad ogni passo il loro battito cardiaco aumenta. Probabilmente è l’aria, oppure il profumo del giovane uomo che sa di brezza marina o semplicemente il fatto di essere capitate nell’alcova di uno sconosciuto.
Passano una mano di stanze e arrivano a un salone.
-Prego sedetevi, ci sono due poltroncine apposta per voi.- Norman gliele indica sorridendo.
Le due poltrone ospitano i corpicini delle due ragazze che hanno davanti a loro un piccolo tavolo di caffè, antecedente la prima guerra mondiale, e un divano dello stesso stile antiquato delle poltrone. Accanto a loro un grande camino e due finestre che arrivano fino al soffitto con tendaggi bianchi.
-Torno subito, vado a prendere da bere, non scappate.
-Marisa, è un tipo strano eh!?
-Sì Viola, mi mette i brividi questa sua casina.
-Però è tenuta bene, non vi è un granello di polvere sui mobili e ha gusto nell’arredamento. Gli specchi presenti in ogni stanza sono inquietanti, eh.
Ecco che torna Norman con un vassoio d’argento e tre bicchieri contenenti un liquido bianco.
-E’ latte di mandorla. Molto dolce, una leccornia per il palato.
Le due giovani donne prendono coraggio e afferrano i due bicchieri, due piccoli sorsi scivolano giù dalle loro morbide labbra.
-E’ molto buono, gustoso, ti ringrazio. – Marisa la più golosa sembra felice
-Cominciate con il darmi del lei per favore, non sapete che sono un professore?
-A sì? E in quale scuola insegni? – Dicono in contemporanea.
-La vostra.
Cala un silenzio gelido come una bufera tempestosa. Cosa vuole quel professore che guarda caso insegna nel loro corso di laurea? Perché le ha invitate proprio a casa loro?
-Il vostro è stato un comportamento molto scorretto, come vi ho detto prima, avete mentito al controllore pensando di passarla franca, siete due ragazzine viziate, e io non voglio insegnare a delle signorine sgarbate ed arroganti come voi. Dovreste vergognarvi e se non provate alcuna vergogna, ve la farò provare sulla vostra pelle, oggi.
-Ma, ma, ma, come si permette?
Viola e Marisa posano i bicchieri sul tavolo con stupore e un brivido che scivolando inizia ad alzare la loro tenue peluria.
-Avete anche il coraggio di controbattere? Ecco cosa succede a crescere con troppi sì in famiglia. Arroganti che non siete altro, e’ divertente prendervi gioco del prossimo per il vostro tornaconto? Non è così? Scommetto che avete anche lezione oggi e siete venute a Pileno per fare dello shopping anziché ascoltare il verbo di chi ha da insegnarvi qualcosa.
La luce illumina metà del viso bianco di Norman che con incredibile calma ma non senza sarcasmo rimprovera le due colpevoli prive di senso di colpa, al momento.
-Spero che dentro alle vostre borse vi sia il vostro libretto universitario, siete pregate di farmelo vedere.
-No, non ce lo abbiamo con noi professore – all’unisono.
-Bene allora passatemi le vostre borse e non fatemelo ripetere per favore.
Le due con qualche esitazione gliele porgono sul tavolo. Con un veloce movimento l’insegnante apre ogni zip della borsa di Viola e la rivolta in terra facendo cadere ogni cosa che vi è dentro. Compreso il libretto universitario. Per la borsetta di Marisa è bastato invece sbottonare due bottoni in metallo placcato oro per far cadere a sua volta un librettino blu.
-Ma che bello, continuate a mentire al prossimo, vediamo cosa avete combinato fino ad ora.
Gli occhi di Norman scrutano con evidente imbarazzo gli scarni libretti delle inesperte millantatrici.
-Siete iscritte da un anno e non siete riuscite a sostenere nemmeno l’esame di diritto privato. Io stesso provo pena per questi libretti. I vostri genitori non si prendono cura di voi? Da come siete cresciute credo proprio di no.
Prende ciascun libretto e lo getta sul petto delle rispettive proprietarie. Passa la grande mano destra sui capelli e le guarda con amorevole sentimento. Le guance fanciullesche cambiano colore.
-Ho ragione?
-E’ vero, entrambe siamo cresciute da sole. – Spiega con la gola che inizia a chiudersi Viola.
-Dunque è vero che la prosperità può accompagnare la peggiore condotta, e che anche di mezzo al caos e al disordine tutto ciò che gli uomini chiamano felicità può diffondersi. Tuttavia questa felicità del crimine mie care ragazze è ingannevole, poiché è solo apparente. Indipendentemente dalla sicura punizione che vi somministrerò in questa giornata, voi due nutrite al momento nel profondo della vostra anima un verme che nutrendosi dell’assenza di riferimenti impedisce a voi piccolette di rallegrarvi della vostra vita, delle piccole cose. Vi rifugiate così nei falsi splendori che il nostro tempo offre. So che siete consapevoli del vostro marciume.
Norman si sposta in avanti ed afferra con delicatezza le loro mani dai freddi sudori e tremolanti spasmi. Le osserva per qualche secondo, sono piccole rispetto alle sue, leggere e ben curate. Almeno in quello!
Passa i suoi pollici sopra il dorso delle manine pulsanti, come carezze delicate. Infine alza gli occhi su di loro e scandendo lentamente le seguenti parole.
-Ora, siete qui con me, avete l’opportunità di spurgare il vostro marciume interiore, posso prendermi cura di voi. Lascio a voi la scelta, o di prendere quella porta ed andarvene, e tutto torna come prima, ci vedremo alla università come perfetti sconosciuti, o rimanete qui con me a ricevere forse il più importante insegnamento della vostra vita. Non sarà una cosa facile, ve lo assicuro, ma le strade comode non portano da nessuna parte e voi lo sapete meglio di me se siete arrivate fin qui.
Confuse, non sanno che pesci prendere. Passano dei minuti a guardarsi, a fissare il camino, le finestre, la porta e sentono il possente ticchettio dell’orologio della sala accanto. Sono senza diritto di arringa finale. Prendere o lasciare. Il benevolente maestro continua ad accarezzare le loro mani che sono già diventate calde e più sicure. Accenna un compiaciuto sorriso. Sanno che una punizione meritata e forse sempre attesa le aspetta.
-Va bene professore. – Sussurra Viola.
-Si, anche io ci sto. – Col cuore in gola che parla per Marisa.
-Ottima scelta piccole mie. E’ quasi l’ora di pranzo non avete fame? Andiamo a prepararci una bella torta.
Marisa e Viola sorridono per l’insospettabile proposta e accennano un si con i loro musini.
-Prima però dovrete denudarvi a vicenda per poter indossare l’uniforme da pasticcera, mettetevi l’una di fronte all’altra davanti al camino, incominciate dagli abiti fino ai calzini. Niente storie. Ricordatevi di porre i vostri indumenti sopra la mensola del camino.
Le due colpevoli cambiano immediatamente espressione del viso e colore. E con indulgenza si alzano dalle poltrone, si voltano a guardare il professore seduto sul divano che con piccoli gesti delle mani le incita a iniziare la loro umiliante denudazione. Marisa prende l’iniziativa e sbottona la camicia di Viola che rivela un seno perfetto che collima in una coppa di champagne. Viola segue a sua volta con disinvoltura la rivelazione delle boccette di Marisa, graziose e già indurite dalla situazione. Si soffermano un attimo ai pantaloni, il professore inizia a spazientirsi e lancia un amorevole sguardo sulle fanciulle, le quali continuano la rivelazione dei loro corpi macchiati dal peccato.
Il professore si alza a prendere i grembiuli bianchi, il loro unico indumento da uniforme e torna senza lasciare sole per troppo tempo le fanciulle.
-Beh almeno avete la decenza di radervi, adesso giratevi mostrando la faccia davanti al camino e con le braccia alzate alla altezza delle spalle.
Di soppiatto il professore si avvicina a Viola e la veste facendo un fiocco sopra ai suoi occhi di venere. Marisa la segue con evidente pelle d’oca allo sfiorare dei lacci sulla fessura delle sue natiche.
Il professore indietreggia compiaciuto nel contemplare le loro immacolate terga che riflettono come satelliti la luce del sole proveniente dalle finestre. Pronte a subire i crudeli insegnamenti senza misere protezioni secondo il volere del professore.
-Adesso seguitemi in cucina.
Norman le prese per mano e dopo qualche metro di corridoio giungono alla cucina antistante il salotto dove erano prima. Anche qui un camino, questa volta più piccolo, adiacente al piano di lavoro in marmo di Carraiola sostenuto da possenti lamelle e profilati in noce. Cassetti e mensole colmi di strumenti ed ingredienti. Una parete è colma di taglieri dalle più svariate forme e dimensioni.
-Farete un bel cheesecake per voi, aiutatemi a prendere gli ingredienti, i biscotti sono nella mensola sopra il piano cottura, Marisa prendi il formaggio e le uova dal frigorifero insieme alla panna, Viola lo zucchero si trova accanto alla mensola, dove hai preso i biscotti. Io vado a prendere l’ingrediente segreto per la farcitura. Nel mentre avvantaggiatevi con il lavoro, la forma la trovate sotto al piano di lavoro dello sportello centrale. Torno subito.
A passo veloce esce dalla stanza, si sentono i passi nel corridoio e porte che si aprono.
-Anche no, vero Marisa?
-Dai Viola rimboccati le maniche, che dico, non abbiamo più le maniche.
Le due fanciulle ridono e giocano tra di loro impasticciando e creando il fondo biscottato pronto per essere farcito con la crema di formaggio, la panna e l’ingrediente segreto del professore. Quest’ultimo torna con tre cose dentro a un sacchetto.
-Ho fatto la spesa, farciremo la torta con il limone e il guttalax, ho qui anche delle radici di zenzero, servono per motivarvi.
-Cos, cos…cosa?!? Il guttalax? E lo zenzero a cosa le serve? Per motivarci? Saremo costrette a mangiarci una torta riempita da un potente lassativo? Ma stiamo scherzando?
-Viola, avete accettato di venire disciplinate da me, vi ho anche avvisate che non sarebbe stata una cosa facile, non lo faccio con gusto sadico fine a se stesso, lo faccio per il vostro bene. Siate ubbidienti e cercate di non aggravare la vostra situazione. Viola, visto che hai avuto il coraggio di lamentarti subito verrai motivata per prima dalla radice. Chinati con le mani sul tavolo, Marisa preparati ad aprire le natiche di Viola per me.
-S…sss….sì professore!
-No, non voglio! Ti prego Marisa non farlo!
-Ti chiedo scusa Viola ma devo e dobbiamo ubbidire.
Con piacevole sorpresa per Norman, Marisa invita Viola a rilassarsi e stende le sue mani sul tavolo, la piccola cede alle dolci pressioni dell’amica. La quale con delicatezza passa le mani dalle spalle ai capelli fino alle due porte che celano i segreti della loro esistenza. Il cuore di viola inizia a battere e a farsi sentire nel silenzio che viene interrotto dallo scorrere dell’acqua che pulisce e lubrifica la radice filiforme appena sbucciata dall’educatore. Quest’ultimo si accinge davanti al bersaglio da rivelare. Con un cenno indica a Marisa che è giunto il momento di svelare il bottoncino pulsante come il cuore di Viola.
-Come vedi cara Viola, non c’è niente di sessuale in tutto questo, è pura disciplina tradizionale, quella che vi è mancata fino ad ora.
Con innata calma rassicura il professore. Ma pochi istanti dopo, lentamente ma non senza decisione inizia a penetrare con la radice arrotondata in punta il piccolo e profumato buchino. Viola respira di sospiri, spezzati da sculaccioni, i quali non impiegano molto tempo nel lasciare il segno del passaggio della sapiente mano del loro tutore. Ad ogni colpo la radice si fa sempre più frizzante all’interno dello sfintere dilatato di Viola, fino a bruciare.
-Ahi, brucia professore. – Con respiro affannoso replica la colpevole.
-Quante lamentele per una radice di zenzero, Marisa è il tuo turno, da brava. Viola se gradisci puoi snocciolarla come ha fatto lei con te prima. Ringrazia la tua amica Viola se anche te adesso ti prendi una buona razione di sculacciate.
-Si professore, grazie Viola per le tue lamentele.
-Brave piccine mie, adesso è il momento di fare la farcitura e la facciamo insieme, voi mischiate gli ingredienti, io faccio cadere qualche goccia del purgante nella bacinella.
Una, due, tre, passano inesorabili le gocce tra le manine delle colpevoli e la farcitura che solo al profumo, fa venire l’acquolina in bocca. Invece le cosine delle giovani sbavano già dall’eccitazione, le loro natiche rosse e invase da un tubero strano che a ogni pulsazione dei loro bottoncini, rilascia il succo che sprigiona un insolito calore.
La farcitura è pronta e le ragazze non provano nemmeno a leccarsi le dita, nonostante la tentazione sia molto forte.
Il professore finisce la torta con una velatura di zucchero e la mette in frigo.
-Perfetto ragazze, andiamo in salotto ad apparecchiare.
Non senza fatiche le fanciulle arrivano al salotto, la radice di zenzero spunta come una adorabile codina dai loro rossi culetti.
-Dato che siamo in vena di dolcezza vi lascio da bere altro latte di mandorla. I cuscini delle vostre sedie sono questi due stuoini in pelo di cinghiale. Penso siano abbastanza comodi per farvi attendere la torta. Non mettete i piedi in terra e tenete le mani sul tavolo per favore, ad apparecchiare ci penso io.
-Ma fa male professore come faremo? È scomodo!
-Stai zitta Viola! – Sussurra Marisa.
Le rassegnate colpevoli non riescono a stare un momento ferme su quelle diaboliche sedute, e più si spostano più la radice fa effetto nel loro disteso retto. Le dita delle loro piccole mani si muovono nervosamente sul tavolo. Le setole di cinghiale mordono come piccoli aghi la loro pelle appena sbattuta e intenerita dalle mani e poi dalla cinghia del loro segale tutore.
E così arriva la torta, messa al centro del tavolo vicino alle due malcapitate sedute faccia a faccia. Abbastanza vicino, da poter vedere la glassa cristallizzata di zucchero riflettere la luce filtrata dalle tende. Vicino da poter odorare il profumo di limone. Le loro bocche iniziano a salivare e a idratare le loro secche labbra. La loro fame è palpabile, ma l’ultima cosa che desiderano al mondo è assaggiarne un boccone. Di fianco arriva Norman con una forchetta e un coltello in mano. Si siede e inizia a dividere con cura la torta in otto porzioni.
Con la forchetta prende una porzione e la posiziona lentamente davanti ai denti di Viola, la lamentosa. Lei osserva l’arrivo della torta e della forchetta.
-Marisa, prendi la forchetta e dalle in pasto la torta, Viola te eseguirai la stessa cosa, datevi da mangiare la torta a vicenda fino a che le otto porzioni non sono finite, è vietato chiudere gli occhi o tapparsi il naso. Prima finite la torta e prima vi leverò lo zenzero.
-Si professore. – Annuiscono insieme.
Come si avvicina la torta alle labbra, Viola in maniera obbediente apre la bocca. Vorrebbe chiudere gli occhi ma non può. Così li tiene aperti, onde evitare l’attenzione delle mani di Norman sulle sue natiche già indolenzite. La torta entra dentro di lei. A piccoli e accennati morsi sente lo zucchero e il limone nel suo palato, fino ad arrivare con i denti alla dura forchetta in argento e il gusto leggermente tannico delle proprie labbra.
Marisa tiene la forchetta sulla bocca di Viola per fargliela pulire completamente, quest’ultima muove la bocca su e giù per ingerire l’ultimo granello biscottato. Quando la forchetta è finalmente pulita Marisa la poggia con delicatezza sul tavolo. Norman si siede comodamente su una poltrona vicino al tavolo a godersi la scena. Sul suo viso inizia a formarsi un sorriso.
-Ci vorrà un bel po’ prima che faccia effetto. Nel frattempo godetevela questa torta!
Sentono le sue parole e rimangono paralizzate per qualche istante, le loro orecchie e le loro facce iniziano a bruciare come le loro terga.
-Marisa, apri la bocca, fai la brava e finiamo alla svelta il resto.
Con diligenza lei fa come gli è stato ordinato dalla amica. Mastica il pezzo di torta, pensa di riuscire già a sentire le conseguenze, il suo stomaco fa uno strano effetto, forse sono le farfalle che anticipano quello che può accadere dopo.
Marisa finisce di mangiare la porzione, tocca di nuovo a Viola.
La torta è divorata dalle colpevoli. Mentre sorseggiano il latte di mandorla, si guardano con un punto interrogativo, poiché dentro di loro si chiedono quando il potente lassativo inizi a fare effetto.
-Mi complimento con voi, immagino che siete molto stanche da questa mattinata, alzatevi dalla sedia e sedetevi sul divano, è giunto il momento di estirpare la radice e farvi riposare.
Le poverette si alzano con le loro natiche atrofizzate e segnate dagli aculei degli stuoini, mentre si incamminano per il divano non perdono l’occasione per massaggiarsele.
-Viola, poggia la tua schiena sul bracciale del divano e rivolgi le tue gambe in alto davanti a Marisa. Procedi pure cara alla rimozione della radice. Poggiala sul tavolino davanti dopo.
-E’ umiliante tesò, scusami.
-Non ti preoccupare, fai piano per favore.
-Si bambolina.
-Adesso tocca a me rimuovertela, chinati indietro e rilassati.
Compiaciuto Norman, tira fuori dalla tasca del pantalone il suo sigaro della Vittoria. Prende anche i fiammiferi accanto al posacenere già presenti sul tavolino insieme alle radici di zenzero.
-Potete riposarvi piccine mie, io rimango qui ad aspettare il vostro risveglio, ho aperto le finestre, il fumo del sigaro non dovrebbe darvi noia.
-Grazie professore.
-Prego cucciole.
Il tempo passa, i sigari si accendono e si spengono, le radici pregne del loro profumo e scaldate dal sole infondono l’aria di primavera, Norman pensa. Ragiona sul da farsi quando le piccolette, adesso in un tenero abbraccio, si risvegliano per il loro bisogno di andare in bagno. S’immagina la torta dentro i loro stomachi muoversi in fondo, il rilascio di acidi e il processo di digestione che essa stimola. Osserva felicemente i loro pomodorini maturi di attenzioni che fanno intravedere, inquadrati dal grembiule, i bottoncini appena violati dall’ardente tubero.
Una pacifica calma, la tregua prima della tempesta.
Finisce il sesto sigaro, lo lascia dentro al posa ceneri in cristallo e ad un tratto sente dei rumori strani. Con il passare dei minuti si intensificano, è il gorgogliare dei loro pancini.
Improvvisamente entrambe le giamburrasca si alzano bruscamente dal divano e si toccano con una mano lo stomaco rigonfio.
-Buon giorno! Anzi, buon pomeriggio!!! Sono quasi le cinque, e sapete che ora è?
-No professore, per favore ci lasci andare in bagno. – Prega inutilmente la più lamentosa di tutte.
-Assolutamente, è l’ora del tea, dobbiamo rispettare la cerimonia!
-E…e…e in cosa consiste la cerimonia professore?
-Incominciate con l’andare a chiudere le finestre e poi aspettatemi con le mani dietro la nuca davanti ad esse. Vado a preparare il tea caldo per voi.
Ognuno per la sua strada, ognuno per la sua missione.
C’è una presenza di piombo nelle loro viscere a fare compagnia. E’ incredibile come l’assenza di stimoli cognitivi può accentuare le sensazioni; pensate al 4’33” di John Cage come esempio perfetto, una composizione di quattro minuti e mezzo di “musica assente”, generata dal silenzio del musicista e dalla reazione degli spettatori alla provocante performance.
[url:1z4ecu93]https://www.youtube.com/watch?v=gN2zcLBr_VM&list=RDgN2zcLBr_VM#t=2[/url:1z4ecu93]
In questo caso l’assenza di stimoli cognitivi è lo stare sole e l’incertezza della presenza o lontananza del tutore.
Lui torna con il set da tea pronto, lo posa sul tavolo e senza farsi sentire va a prendere le due sacche gonfie di una sostanza bianca e schiumosa fino all’orlo preparate nel mentre fa bollire l’acqua per il tea. Questa volta le fanciulle non possono fare finta di niente e non sentire il rumore degli strumenti punitivi che egli sta portando in sala.
Iniziano a preoccuparsi. Sentono smuovere le sedie del tavolo. E di nuovo il trambusto di due carrelli che cozzano con le mattonelle di marmo del pavimento. Infine altri suoni metallici.
Il loro cuore batte all’impazzata, e le gambe tremolano come fili d’erba in un campo olandese.
-Ecco fatto, potete girarvi e venire qui vicino alle sedie. Abbiamo tutto l’occorrente per iniziare la cerimonia, da brave non fatevi attendere.
-No, vi prego, non avrà intenzione di usare quelle cose? – Singhiozzante e con le mani nel viso paonazzo.
-Piccola Viola, è l’ultimo passo per la pulizia delle vostre colpe. E’ necessario. Mica vuoi cominciare da capo?
-Andiamo Viola, dammi la mano, facciamo come ci dice lui.
-Venite qui, sedetevi con il petto sulla spalliera delle sedie. Come potete vedere vi è una padella somigliante a un vaso sanitario portatile, dovrete sedervi sopra di esso. Ponete le mani sopra il tavolo, vicino alla vostra tazza da tea. Da brave senza storie. Vietato girarsi, guardatevi negli occhi. Incominciamo di nuovo da Viola, che non ha ancora imparato ad essere disciplinata.
Lo sente muoversi, avvicinarsi con qualcosa. La punta del beccuccio è vicina al suo ano, percepisce una sostanza oleosa e fastidiosamente appiccicosa. Marisa in stato di trance vede tutto. Lui è chino, concentrato nella lubrificazione. Determinato quando inserisce di colpo ma lentamente l’ugello che entra nel retto fino a distenderlo completamente. Viola geme, si morde le labbra e trema, gli occhi si fanno lucidi come specchi, riflettono Marisa che gli stringe le mani per confortarla e per farla stare ferma. Con la coda dell’occhio Marisa vede lui afferrare con il palmo della mano destra una pompetta che esce dall’ugello, ma non è collegata alla sacca bianca.
Una, due, tre, pompate veloci, Viola spara un urlo con le lacrime in gola.
-Shhhhh…Tranquilla piccola, serve per non farti andare prima di averti riempita tutta di sapone.
Lui fa una piccola pausa e gli ammolla due pacche incoraggianti sulle natiche. La piccola deve abituarsi al nuovo corpo che la sta penetrando, un’esperienza resa ancora più dolorosa dall’urgenza di andare in bagno causata dal possente lassativo ingerito poche ore fa.
Altre tre pompate, il corpo di Viola si dimena per qualche secondo e ospita il palloncino gonfiato che rende impossibile ogni via di uscita.
-Marisa ora tocca a te, dai il buon esempio.
Come una soldatina e senza un minimo sospiro anche Marisa cova dentro di se l’ugello che le gonfia il retto.
Norman prende i due tubi che escono dalle sacche e porta i relativi morsetti che bloccano il flusso dell’acqua saponata sopra il tavolo, in bella vista e si siede sorridendo di fianco a loro.
In qualsiasi momento lui può aprire le mollette per far fluire la soluzione, loro si riempiono così di una sostanza fastidiosa che eventualmente provoca sofferenza al pancino.
-Adesso vi spiego cosa dovete fare, a breve aprirò il flusso, quando le sacche si svuoteranno provvederò a rimuovere la punta del clistere. Assolutamente vietato evacuare fino a che non avete bevuto completamente la vostra calda tazza di tea. Adesso afferratela con le vostre due mani e aspettate il segnale. Se vedo cadere una goccia di tea o di sapone il vostro culo assaggerà la mia lingua di cobra, uno strumento particolarmente pungente che ho costruito per le indisciplinate come voi.
Le mani delle colpevoli tremano dagli spasmi, il tea prima ancora di raggiungere le loro labbra oscilla e vacilla come un oceano in tempesta.
CLIC. E’ il segnale.
Povere fanciulle, in lotta con se stesse. Contro i propri mostri, le proprie paure e pregiudizi interni ed esterni, ma soprattutto la solitudine e la mancaza di affetto.
Le sacche sono completamente vuote, Norman si appresta velocemente ma con delicatezza nella rimozione delle cannule.
Sono state brave, non fanno cadere nemmeno una molecola a parte le loro lacrime. Mancano pochi sorsi. Norman prepara un disco per lo spettacolo finale, la catarsi delle giovinette, l’espiazione delle proprie colpe e la purificazione dal dolore in una regressione primordiale incontrollabile.
Sfoglia lesto tra la sua collezione di LP. Trova finalmente il disco adatto.
“Here's to you, Nicola and Bart” Composta da Ennio Morricone e cantata da Joan Baez
[url:1z4ecu93]https://www.youtube.com/watch?v=7oday_Fc-Gc&feature=kp[/url:1z4ecu93]
Le tazze cadono vuote sul tavolo, le mani si incrociano a vicenda, il respiro si blocca e la gola colma di lacrime e umori esplode.
[quote:1z4ecu93]Here's to you, Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph[/quote:1z4ecu93]
Cala la notte in un pomeriggio d’inverno.
Su un letto, tre figure amorevolmente abbracciate respirano un’aria che ricorda l’estate.
Al mattino seguente Norman trova accanto al suo cuscino due mutandine, due numeri di cellulare e due labbra rosse da baciare.
Grazie M4STRO per averlo condiviso. Lo trovo un po' inverosimile ma nel complesso gradevole Magari rileggilo per i refusi.
Ammetto che alcune cose non rientrano nel mio gusto personale (ma, ovviamente, ognuno scrive ciò che più lo aggrada nel proprio racconto). Però è ben fatto, lo trovo molto piacevole. Devo dire che sembra scritto dal protagonista
Voglio dire: il protagonista è un "giovane appena divenuto uomo", come tu lo descrivi, ma sembra che la sappia piuttosto lunga, come se fosse molto più maturo, e anche lo stile del racconto evoca questa sensazione, è come se fosse un po' "un tutt'uno" con i suoi protagonisti
Ringrazio rosaspina per il complimento, e ringrazio eroise per la critica. Rispondendo a lei, tendo spesso ad apparire più grande e maturo, sia dal punto di vista fisico che caratteriale (mentale). È un racconto che ho iniziato praticamente quattro anni fa. Per problemi di tempo ed inesperienza nonchè qualche calo creativo non l'ho portato molto avanti. Alla luce della mia crescita personale mi sono deciso di portarlo alla fine. Il professore è un mio alterego. Ho cercato di mantenere il punto di vista del narratore in una posizione molto neutrale e critica della storia. Infine per ciò che concerne i personaggi più importanti, le ragazze, ho cercato di non definire troppo il loro carattere e aspetto fisico al fine di favorire di più l'immedesimazione della lettrice nel racconto. Mi sarei potuto dilungare di più in alcuni dettagli, ma è passato davvero troppo tempo da quando l'ho iniziato, la mia visione iniziale era molto joyciana, alla ulisse per intenderci. Poi beh, l'aver evitato di scendere nei dettagli fa viaggiare la fantasia ed è di nuovo una spinta nell'immedesimazione.
Non era una critica ho specificato che alcune pratiche descritte non sono il mio genere più per essere sincera fino in fondo, ma apprezzo il racconto in se per come è stato elaborato
Racconto che non mi è piaciuto. Nel complesso l'ho trovato,come dire, un po' morboso.
L'ho trovato anche io piuttosto inverosimile e un po' troppo marcato in alcuni punti. Ostinato,pesante... Non lo so,non mi ha dato per nulla una buona impressione.
Per quanto riguarda la formattazione del testo,magari dagli una letta per alcuni errori di battitura.
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca