SBAAAAAM. Ho imparato da un pezzo a distinguere i fatti dalle lusinghe e le lusinghe dalle minacce. Quel rumore violento è un fatto. Certamente non una lusinga. Di sicuro una minaccia, me lo sento. Sono seduta al tavolo, un brivido gelido mi percorrere le gambe. Non riesco a muoverle. Mi volto e lo vedo. Vedo lui, con in mano una bacchetta sottile. Una bacchetta che ha appena sbattuto sulla pelle del divano. “Cosa sarà successo?”, penso, mentre passo al setaccio gli ultimi giorni e sento già il sedere pulsare. Lavoro, studio, gita insieme, tivù… Non capisco. Non mi viene in mente nulla di grave. Nulla da meritare una punizione severa. E da dove salta fuori quella bacchetta?
“Vieni qui, siediti”
Silenzio. Sento solo il mio respiro, sempre più veloce. E il cuore, sempre più impazzito.
“Allora?”
Resto bloccata. Lo fisso: sopracciglia aggrottate, bocca piegata all’ingiù, muscoli tesi. E’ nero. E stringe nel pugno quella maledetta bacchetta. Si avvicina come una furia, mi prende per un braccio e mi trascina fino al divano scaraventandomi su un cuscino.
“Solo due parole: la foto”
Oddio. Oddio. Ora capisco. Ma come diamine avrà fatto a scoprirlo? Sono stata così attenta… Comincio a sudare freddo.
Il fatto è che due giorni fa siamo andati insieme a fare una gita. Bellissima: campagna, animali, prati fioriti. E ovviamente ho scattato un sacco di foto. Una è venuta particolarmente bene. Io e lui con un cielo turchino sullo sfondo, mentre ci baciamo. Il punto è che lui odia che pubblichi certe cose su Facebook, me lo ha detto mille volte. Ma quella foto era troppo, troppo deliziosa e non ce l’ho fatta a tenerla solo per noi. Così l’ho condivisa sul social network. Eppure l’ho resa visibile solo a una cerchia ristretta di amici, ovviamente escludendo lui. Ma come diamine avrà fatto a scoprirlo? Sono stata così attenta…
“Oggi ho incontrato Nadia. Bella foto, mi ha detto. Io all’inizio non capivo, poi mi ha descritto la scena della campagna, il nostro bacio su Facebook, e mi ha fatto i complimenti”
Nadia. Non ci avevo pensato. Cavolo, si vedono quasi tutti i giorni. E quella parla troppo, troppo. Accidenti a lei. E’ mia amica ma adesso vorrei strozzarla.
“Almeno ti ha fatto i complimenti, è una bella foto infatti”. Ritrovo miracolosamente l’uso della parola.
“Non scherzare! Cosa non ti è chiaro della frase “Non pubblicare foto mie su Facebook?” Non lo sopporto e lo sai. Ne abbiamo parlato un’infinità di volte”
“Hai ragione, scusa. La cancello subito”, sussurro abbassando la testa. Forse non ne sono proprio convinta, ma è meglio dire così.
“Scusa? La cancelli? Ormai quella foto può essere ovunque”
“Eddai, non esagerare”, firmo la mia condanna. Mi mordo la lingua. Se prima era nero, ora l’ho fatto infuriare davvero. Perché non sono rimasta bloccata e ammutolita? Perché?
“Vai in camera e aspettami. E togliti i pantaloni”
Sento un tuffo al cuore. Vorrei dirgli che non può sculacciarmi per una cosa del genere, che non è la fine del mondo, che è solo un bacio immortalato, che in fondo non c’è niente di male. Ma continuo a mordermi la lingua, mi alzo e vado verso la camera da letto in silenzio.
“Porta questa”, mi dice afferrandomi una mano e porgendomi la bacchetta.
Sono nei guai. Vorrei sprofondare nel piumone e mescolarmi all’imbottitura. Così morbida, avvolgente, calda. Ma la realtà è che sono seduta sul nostro lettone con una bacchetta in mano. Vorrà davvero picchiarmi con questa? Non l’ha mai fatto. Altro che piumone morbido... Questa è durissima, deve far male sul serio. Cosa faccio? Se proprio vuole sculacciarmi perché non può usare le mani, come le altre volte? Giro e rigiro la canna tra le mani, frusto l’aria, com’è flessibile. La immagino mentre si abbatte su di me impietosa. Ho la pelle d’oca. E l’attesa mi logora.
“Vedo che non hai capito. Adesso ti spiego io per bene la lezione signorina”
Eccolo lì, in piedi, con le mani sui fianchi. Incantata dalla bacchetta malefica mi sono dimenticata di spogliarmi. E ora è troppo tardi. Scappo dall’altra parte del letto, sapendo già che non servirà a molto… se non ad aumentare la dose di bacchettate o di qualunque altra cosa abbia in mente di farmi. Infatti mi acciuffa quasi subito, mi gira e mi assesta due sculaccioni con mano pesante. Per fortuna sono ancora vestita. Ma è solo l’inizio, lo so. So che entro sera il mio didietro sarà rosso e dolorante.
“Ahi!!! Ti ho chiesto scusa”
Le mie parole su di lui in questo momento hanno l’ effetto della brezza su un tronco d’albero: non lo scuotono di un millimetro. In due secondi mi abbassa pantaloni e mutandine, mi piega sulla sua gamba sinistra e continua a sculacciare. Il sedere brucia dopo pochi colpi, non me li aveva mai dati così forti (ma tutte le volte mi sembra così).
“Ti prego, basta!”
…
“Mi stai facendo male!”
“Ragazzina, non ho nemmeno iniziato”
Una notizia consolante. Io scalcio, mi dimeno, ma è inutile. Sento le lacrime scivolare sulle guance, poi le vedo cadere sul pavimento. E’ così umiliante. Sono sul suo ginocchio, col culetto scoperto, punita come una bambina cattiva. Non è giusto. O forse sì? Forse quella foto non avrei dovuto pubblicarla. E non avrei dovuto pubblicarla col “trucchetto”. Allontano il pensiero dalla mia testa e guardo per terra, le gocce umide continuano a staccarsi dalla mia faccia. Scintillano. Chissà, potrei piangere talmente tanto da allagare la stanza, questo sì che lo costringerebbe a smettere. Un momento, ha smesso. Le natiche bruciano da morire ma non oso toccarle. So che le sta ancora fissando, sento i suoi occhi addosso. Mi lascia.
“Sdraiati sul letto”. Ci siamo.
“Perché?”
…
Prende la bacchetta, che nel fuggi-fuggi improvviso era finita tra le pieghe delle coperte. Poi toglie i cuscini da sotto il piumone e li impila al centro del materasso. Mi fa segno di stendermi lì sopra. Io non ci penso nemmeno e tento un’ultima difesa.
“Non voglio. Non puoi punirmi così per una cosa del genere, non è la fine del mondo, è solo un bacio immortalato, non c’è niente di male”. Ecco, l’ho detto. Lui mi guarda incredulo per qualche secondo. Poi mi afferra, di nuovo, e mi spinge giù di forza. Io cerco di resistere ma è come dare fuoco alle polveri: è sempre più arrabbiato. Appena riesce a mettermi a carponi la sento. Sento su di me quella maledetta, dura, stupida bacchetta. Mi sferza al centro del sedere, di traverso. E il dolore è fortissimo. Il morso di una vipera che affonda in un punto ma poi allarga i suoi effetti tutt’intorno.
“No!”, urlo. Ma mi abbandono sui cuscini. Quel colpo mi ha tolto le forze.
Lui mi sistema per bene, lasciandomi il didietro ben esposto. Si mette alla mia sinistra e mi tiene la schiena con una mano. Poi comincia l’inferno.
“Non solo hai pubblicato la foto. Mi hai anche preso in giro!”
“Ti ho già chiesto scusa! Ahiiii!”
“Allora, prometti di non farlo più?”
“Sì!”, dico subito docile. Perché nel frattempo le bacchettate vanno avanti come le scariche di una mitragliatrice. Le natiche sono roventi, è come se la pelle si spaccasse ogni volta. Come essere punta da centinaia di spilli in un secondo. Ma lui non smette nonostante mi abbia strappato la promessa che voleva. Forse questa punizione la merito. Però la bacchetta non la sopporto.
“Basta, ti prego”
“La punizione non è ancora finita”, mi dice, duro. Io penso di non potercela fare. Sbatto i piedi, cerco di spostarmi da quella raffica di colpi invano. Come potrei? Mi blocca completamente premendomi la schiena e mi inchioda con quella canna flessibile ogni cinque secondi. Accidenti se fa male! Facevo bene a preoccuparmi.
“Perdonami. Mi dispiace per la foto, mi dispiace di averti ingannato”, biascico tra le lacrime ormai incontenibili.
“Va bene”. Ma continua a picchiare. Io soffoco i singhiozzi sul cuscino.
Passa qualche minuto e torna la pace. Niente più sibili né impatti dolorosi. Io non mi muovo, ho la testa girata dall’altra parte e non seguo i suoi movimenti. Lo sento posare la bacchetta sul comodino e poi sdraiarsi di fianco a me. Continuo a tenere la testa voltata e lui inizia ad accarezzarmi i capelli.
“Te la sei cercata amorino. Ma adesso basta, non pensiamoci più”. La sua voce adesso è dolce, le sue mani sono tornate delicate.
“Mmmmh”. La mia testa è confusa, riesco solo a mugolare. Tengo gli occhi chiusi e continuo a piagnucolare. Sento la sua mano massaggiarmi la schiena, poi posarsi lieve sul sedere. Sussulto.
“Aspetta, vado a prendere la cremina”
Quando torna a spalmarmi l’unguento mi giro, lo guardo e gli sorrido. Prima di massaggiarmi le natiche lui asciuga le mie lacrime. Adoro il suo respiro sulle guance. Passano cinque minuti e mi viene in mente una cosa.
“Da dove arriva quella bacchetta?”
“Da un ramo che ho raccolto in campagna due giorni fa”
“Ah sì? Non mi sono accorta di niente…”
“L’ho lisciata per bene, l’ho anche strofinata con la carta vetrata, per non farti troppo male”
“Grazie”
“E tu mi hai dato subito un motivo per usarla”
Ci baciamo. Una scena perfatta su un letto sfatto. La macchina fotografica, per fortuna, è lontana.
Pubblicare foto su Facebook all’insaputa dell’altro (o dell’altra) è una delle imprudenze tipiche dei nostri tempi, e che portano spesso a litigi e rotture. A me darebbe molto fastidio, e quindi penso che lui abbia fatto benissimo a metterla in riga. Con il sederino gonfio ci penserà due volte prima di “farfalleggiare” in internet!
Lo dico sempre io, tutta colpa del [i:ld6mmvjh]faccialibro[/i:ld6mmvjh].... o no?!
Scherzi a parte, brava Rosaspina, bel racconto, scritto in italiano corretto e godibile.
ciao,
Keith
wow rosaspina molto bello!
e pure attuale con il riferimento a fb.
Ohhh..Mi chiedo quando mai mi succederà una cosa così..
Rosaspina
che bello questo racconto *___*
anche io vorrei che mi capitasse una cosa così :-Q___
davvero un bel racconto .... complimenti
i tuoi racconti sono sempre coinvolgenti complimenti!!!
Grazie luna_!!! Sei troppo gentile
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca