“Amoore, amoooooore”. La sua voce s’infila dritta tra la fodera del divano e il cuscino piccolo, ricoperto di stoffa verde e bianca. In mezzo ci sono io. O, meglio, la mia testa. Me ne sto sdraiata con quel batuffolo morbido premuto sull’orecchio, nella speranza di non sentire quel richiamo. Ma è inutile. So chi cerca. So cosa cerca. Vuole me. E vuole il suo telecomando. Niente lo manda in bestia (in senso buono) come il non averlo accanto. Anche se il programma piace a entrambi, anche se non mi sognerei mai di cambiare canale, anche se in casa sembra regnare la tranquillità assoluta, non può sentirsi in pace con l’universo senza il suo rettangolo nero coi tastini colorati appoggiato sul bracciolo destro. E’ lo strumento del comando. Io penso che lo pretenda per principio, per sua natura. Cambiare il mondo con un gesto deve essere il suo desiderio segreto. Intanto si accontenta di selezionare i palinsesti. “Tac”, e sceglie un film. “Tac”, e passa a un varietà. Così semplice, nessuna complicazione. Ma il sabato sera non può passare così. E’ per questo che io il telecomando lo nascondo.
Ho affinato la tecnica. Prima, con nonchalance, mi guardo attorno alla ricerca del posto perfetto: una tana vergine, mai usata prima per quello scopo; e non troppo banale. Non sotto il divano, non dietro la tv, non dentro un contenitore sul tavolo. Quando la decisione è presa, si va all’attacco. Basta un attimo di distrazione (sua). La minestra da mescolare, una telefonata, una capatina al bagno. Questa volta è dura perché cucino io mentre lui è stravaccato sul divano. Col telecomando (figurarsi) in mano. Ma quando sto per perdere le speranze e rassegnarmi a una serata noiosissima, ecco il suono del campanello. Lui si alza e apre la porta: è la vicina. Comincia una discussione sulla prossima riunione di condominio, l’amministratore da licenziare e le deleghe da prendere, allora capisco che è il mio momento. Un occhio al divano e un occhio al talk show da pianerottolo. Uno al telecomando e uno alle braccia che gesticolano. E’ mio! E lo faccio sparire in un lampo.
La cena è una parentesi meravigliosa. Una festa per le papille gustative e il cuore che si riscalda con lo sguardo della persona amata seduta di fronte. La tv è una pentola di fagioli che borbotta in sottofondo senza essere ascoltata. Finito di mangiare, lui allunga una mano sul bracciolo. Poi alza il copri divano. “Dov’è il telecomando?”. Io non rispondo e mi sdraio sul sofà con un cuscino sopra l’orecchio. “Amoore, amoooooore”. Faccio finta di non sentire. Lui viene verso di me e mi solleva la maglietta, poi inizia a solleticarmi sulla pancia e sulla schiena, mentre io mi contorco e rido all’infinito. Comincia a perdere la pazienza:
- “Guarda che spengo la tv e non vediamo niente”
- “Ok”
- “Guarda che ti porto a casa”
- “Ok”
- “Guarda che prendo il cucchiaio”
- “No!!!”
La sua bocca si piega in un sorrisetto malefico, lo sguardo gli si illumina e lo vedo entrare in cucina. Sento il cassetto che si apre, rumore di utensili, legno e ferraglia. Io corro in camera da letto, chiudo la porta ma la chiave non gira. Sarà per il cuore che bussa impazzito contro il mio petto, ma non ci riesco. Cerco di bloccare l’anta con la mano ma è inutile: lo sento arrivare, la afferra e tira con forza. La spalanca in cinque secondi. Io strillo e comincio a sentire i brividi. “Devi smetterla di nascondere il telecomando”, dice con calma, mentre si arrotola le maniche della camicia. Prima una, poi l’altra, con una lentezza che a me sembra eterna. Il cucchiaio è lì, incastrato tra la cintura e il bordo dei pantaloni. Il mio respiro è sempre più affannato e mi rendo conto di fissarlo con uno sguardo supplichevole. Ma non serve a molto visto che mi prende per un braccio, si siede e mi sistema sul letto per traverso. In un attimo mi ritrovo stesa col busto sul materasso, il ventre incollato al suo ginocchio sinistro e il culetto all’insù. Le gambe sono bloccate dalla sua gamba destra. E comincia una pioggia di sculaccioni.
- “Basta, basta”, strillo quasi subito, più per l’imbarazzo che per il dolore.
- “Silenzio! Lo decido io”, risponde, mentre continua a colpire con la mano. Al centro, di lato, ancora di lato, nella parte carnosa appena sotto la schiena, che la maglietta (infida)e i pantaloni a vita bassa (traditori) hanno lasciato scoperta contro la mia volontà.
- “Dai, torniamo di là!!!”
- “Non c’è fretta. Dove hai nascosto il telecomando?”
- “Non te lo dico”, urlo. Consapevole che l’orgoglio sta capitolando a poco a poco, sotto i colpi a raffica. Lì sotto penso come sia possibile che una mano possa avere due anime, la tenerezza carezzevole e la durezza che non sente ragioni. Delizia e croce. Ora sperimento la seconda ma non mi dispiace poi più di tanto. Anzi, mi sento felice. Le mie riflessioni corrono su un filo sottile che la mente segue come i ghirigori del nastro di una ginnasta. Le sculacciate adesso sono quasi una culla. Forse ci ho fatto l’abitudine. Forse. Ma il mondo si capovolge quando lui decide di abbassarmi i pantaloni: me li sfila insieme alle mutandine (Oddio) e li lascia cadere alle ginocchia.
- “E’ tutto rosso”, dice compiaciuto
- “Per forza”, replico. Devo aver dato una risposta non gradita, perché appena chiudo bocca mi colpisce fortissimo, sempre con la mano.
- “Ahia! Fai piano”
- “Non ci penso proprio, visto che voglio punirti. Hai usato i tuoi trucchetti un’altra volta, hai nascosto il telecomando, ti sei coperta la testa col cuscino mentre ti parlavo e volevi chiudermi fuori dalla camera”
- “Scusa…”, mormoro con la voce flebile e suadente. Ma questa volta è lui che fa finta di non sentire. Senza la protezione dei vestiti è tutta un’altra storia. Non credevo potesse fare così male, il bruciore è sempre più intenso, il sedere è bollente e dopo pochi colpi comincio a dimenarmi per liberarmi dalla morsa delle sue gambe. Cerco di coprirmi il culetto con una mano, punto i piedi sul pavimento e intanto sollevo la schiena di qualche centimetro per alzarmi. Ma è una battaglia ad armi dispari, persa in partenza per me. Con poco sforzo mi serra il polso nel suo pugno sinistro e mi spinge in basso con l’avambraccio e il gomito. Sono immobile come una statua di cera. E’ in quel momento che tira fuori l’asso dalla manica. Meglio: il cucchiaio (di legno) dai pantaloni. Sento il fruscio, vorrei sparire con un “tac” di telecomando.
- “No, ti prego!”
- “Schhh! Te lo meriti e lo sai”
Il dolore è acuto, improvviso, lancinante. La forza si concentra tutta sulla testa del cucchiaio, scaraventato alla velocità della luce su un punto preciso del mio povero sedere. Il bersaglio è appena sopra la coscia destra. Poi si sposta a sinistra, poi in centro. Una volta, due, tre, non riesco più a contare. La pelle è un fuoco, lo sento. E mi scendono lacrimoni sul viso.
- “Basta, ti prego!”
- “Te ne darò altri dieci”
Al quinto non resisto e sventolo bandiera bianca.
- “Se mi lasci tiro fuori il telecomando”
- “Brava bambina. Ma prima finisco la punizione”
Quando il cucchiaio arresta la sua corsa picchiatrice mi sento intontita come appena scesa da un aereo. Non mi sembra vero. Lentamente mi lascia andare il polso, solleva la gamba, mi tira su le mutandine. Io allaccio i pantaloni dopo un veloce massaggino alla natiche e, senza incrociare il suo sguardo, profondamente offesa, vado a prendere il suo tesoro in soggiorno. Lui mi segue.
Apro uno dei venti cassettini del mobile vicino la tivù. Sotto carte da regalo e fiocchi colorati salta fuori il “suo” telecomando.
- “Ecco il tuo stupido coso. Io me ne vado di là, da sola”. E glielo lancio con poco garbo. Lo prendo in pieno petto, credo di avergli centrato una costola e soffoco una risatina. Lui resta incredulo per qualche secondo, poi aggrotta le sopracciglia e si avvicina. Mi afferra di nuovo, mi slaccia in un baleno il bottone dei pantaloni e mi ritrovo ancora col sedere nudo all’aria. Questa volta mi tiene in piedi, piegata in avanti, con le braccia che ciondolano. Il peso del suo corpo è sulla mia schiena, per impedirmi di muovere anche solo un muscolo. I glutei sono tesi come pelle di tamburo. E le sculacciate arrivano a cascata… col telecomando! Dio che dolore. E’ così pesante, di una plasticaccia che odio e che infiamma impietosa il mio didietro già alquanto provato. Stretto e lungo, quel telecomando sembra creato apposta per sculacciare. La superficie coi tasti è coperta dal palmo della sua mano. L’altra, vuota, piatta e liscia, è tutta per me. Resistere è un’impresa.
- “Basta, scusa, non volevo!!!!”
- “Hai anche il coraggio di parlare dopo quello che hai fatto? Resta in silenzio. E non muoverti!”
Come se potessi farlo. Riesco solo a piegare e stendere le gambe in modo alternato, in un fremito continuo, e a far oscillare le natiche nella vana speranza di evitare qualche colpo. Ma la realtà è che sono nella posizione ideale per prendere tutto. Il supplizio va avanti per dieci minuti buoni e mi viene impartito con la stessa severità dall’inizio alla fine. Questa volta lui punta alla parte laterale dei glutei. Prima uno, poi l’altro. Non si lascia impietosire dai miei piagnucolii e poi nemmeno dai singhiozzi che diventano sempre più forti.
Il mio volto è una maschera di pianto quando mi tira su. Mi guarda, butta il telecomando sul divano e mi stringe a sé. Con delicatezza mi asciuga le lacrime e mi bacia sulla guancia, sul collo, sulla bocca mentre io continuo a piangere. Il dolore è forte ma so che la consolazione sarà direttamente proporzionale alla durezza della punizione appena ricevuta. Così adesso le lacrime sono un sollievo, liberatorie. Le sue attenzioni mi provocano una stretta allo stomaco. Il silenzio è rotto solo dal rumore dei suoi baci quando mi prende per mano e mi accompagna in camera da letto, mi spoglia, mi adagia sul letto a pancia in giù e poi spalma chili di crema sul mio fondoschiena. Ci voleva proprio. Viva le coccole. Mi sento bene, nonostante il rossore sono felice. Questa cura che ha nei miei riguardi fa di me la sua regina, l’altra metà del suo cielo e del suo cuore. Mi sento appagata, so che finalmente il mio bianco e il suo nero si sono mescolati in un grigio scintillante. Siamo una cosa sola. Quando la pomata è assorbita, completa l’opera con una spolverata di talco mentolato e si spoglia anche lui. Poi ci avvinghiamo sotto le coperte mentre il telecomando è sul divano, dimenticato davanti alla tivù spenta. Dopotutto ho vinto io: ho avuto il sabato sera che sognavo.
un esordio così valido, ben scritto, lungo e intrigante, sinceramente non l'ho mai letto prima!
Complimenti!
Evviva la tua tenacia!!
Spero che si realizzi presto questo tuo sogno.
Ben scritto, mi è piaciuto, brava!
Complimenti Rosaspina,
sono del parere di Cattivello: un gran bell'esordio nella sezione "scrittori del forum", al di là della tematica stessa, è ben scritto e in un italiano corretto e poi mi sorprende quanto sei riuscita a elaborare e giostrare la storia intorno a un semplice, banale... telecomando! Dimostrazione che anche gli oggetti di uso comune possono rivelare aspetti [i:3tux5x9y]mooolto[/i:3tux5x9y] insoliti
ciao,
Keith
*** 3 STELLINE perchè è scritto in maniera semplice e senza volgarità. Brava!
Il racconto è ricco di dettagli anche banali, il che lo rende verosimile e quindi coinvolgente. E questa è una qualità rara nel genere dei racconti spanking. C’è un unico appunto che ti posso fare e riguarda un aspetto della sculacciata erotica che, a mio avviso, nel tuo racconto manca. Ed è l’imbarazzo (o la mortificazione, o come la si vuol chiamare). Per me è indispensabile e quando manca è un vero peccato. Lo so che tra marito e moglie una cosiddetta “vergogna” è poco plausibile, però resta il fatto che troppa complicità rischia di “ammosciare” la tensione erotica del racconto. Comunque, questo è solo un’opinione personale che esula dalla qualità del racconto che è davvero eccellente.
Complimenti.
Carlos
Belli i tuoi racconti, io li trovo davvero buoni per forma e contenuto.
"vorrei sparire con un "tac" di telecomando"
Sei riuscita a dare a un oggetto così insulso e a un gesto così prosaico sensi più profondi (e utilizzi migliori, dopo, come strumento per sculacciare).
wow, bello questo racconto, mmm chissà potrebbe essere un buon suggerimento! mi ha fatto venire qualche bella idea!
Eccolo, é questo il racconto per cui mi sono iscritta! Anche questo molto bello, ma avrei una domanda: all'inizio, dopo la scomparsa del telecomando, c'è una battuta, circa "ti porto a casa" "ok". Ecco, ma non sono già a casa?
Ahah, giusto, non era così difficile...
Probabilmente avevo letto in qualche commento qualcosa riguardo a "marito e moglie", e la cosa mi ha tratto in inganno...
Eccomi! Ho letto solo ora (purtroppo sono rimasta senza pc per un periodo).
Grazie rifel! Mi lusinghi
Keith ha risposto bene. I personaggi sono a casa di lui e non sono moglie e marito. È un racconto di fantasia, quasi tutto inventato, però ho preso spunto dalla vita reale
Complimenti, molto, molto bello.
Fantastica Rosaspina!
Una situazione che potrebbe presentarsi facilmente anche in casa mia!!! ;D
...Spettacolare il finale :
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca