Premetto che il seguente è un racconto scritto dal sottoscritto ed ha certi aspetti autobiografici, tuttavia è pur sempre un’opera di fantasia e va presa come tale, qualsiasi riferimento a fatti, eventi, persone e luoghi comuni è puramente casuale. Inoltre non ho l'autocorrezione di word quindi molto probabilmente ci sono orrori di battitura.
E’ una normalissima mattina di primavera e il cielo è terso di nubi davanti alla specchiante vetrata della Longhi, una importantissima azienda semi-artigianale che sforna sogni per l’arredo di lusso. Dal cancello del piccolo quartiere industriale arriva una mercedes slk turbocompressa decapottabile e come dice Henry Ford: rigorosamente nera. Al suo interno un giovane stagista che sà il fatto suo in termini di estetica e esperienza tecnica. Carmine è il suo nome, lavora per l’ufficio stile di questa azienda. Parcheggiata l’auto prestata da un suo amico, prende dal bagagliaio la 24 ore contenente il mangiare per il pranzo, un pettine e un paio di libri tecnici. Ha addosso delle sneakers in tela beige, jeans blu usurati dal lavaggio, cintura in pelle intrecciata e camicia azzurrina, particolare importante sono gli occhiali in tartaruga simili a quelli di Oliviero Toscani, fotografo che Carmine stima molto. Gambe in spalla e puntuale come al solito entra dalla porta principale per entrare in ufficio dopo aver dato il buon giorno alle varie segretarie e superiori che lavorano li da anni. Arriva al centro stile, ma la sua compagna di stage non c’è, come al solito è in ritardo nonostante la sua casa dista dal lavoro un tiro di schioppo da 20 minuti mentre Carmine si deve fare 45 minuti di piacevole viaggio tra scalate di montagna e frequenti posti di blocco per il rilevamento della velocità.
Accende il suo pc e finalmente lei arriva insieme agli altri colleghi anch’essi ritardatari.
-Buongiorno Carmine- Sorridente.
-Buongiorno Giulia-
-Vuoi un caffè?-
Carmine esita un istante, è pensieroso e ha dormito poco.
-Sì-
Si dirigono alle macchinette e lei inizia a pettegolare e a lamentarsi.
-Cazzo, è troppo faticoso-
Carmine gli rivolge uno sguardo serioso.
-Cioè poi la moglie del padrone è così...così...insomma era prevedibile che lei fosse così-
Anche il giorno prima la stessa parola cazzo in bocca ripetuta molte volte e a pranzo in presenza del boss ha fatto commenti superficiali sulla bellezza di sua moglie. Inutile dire che Carmine in quel momento sprofondava. Dalla vergogna.
Carmine e Giulia si consocono da tempo come compagni universitari, ma solo superficialmente come le parole che in quel moemento escono dalla sua bocca. Lei appariva a lui bellissima, gentile, erudita ma solo all’inizio di questo stage si sono potuti conoscere meglio. Ora lei sembra una scaricatrice di porto, una fanciulla che ha bisogno di una regolata.
-Giulia lo sai vero che è vietato dire parolaccie qui dentro?- In tono basso e pacato ma allo stesso tempo determinato.
Lei sobbalza un attimo indietro e annuisce a Carmine con una espressione mista tra la sorpresa e alla coscienza macchiata.
-Sì è vero hai ragione, guardo di non ripetere l’errore, te però ho notato che non ti arrabbi mai-
Dopo aver sorseggiato le loro bevande tornano alle loro postazioni.
A metà mattinata lavorativa lei se ne esce urlando ad alta voce:
-Cazzo, possibile che non mi riesce! Mi manda su i nervi questo affare!-
Carmine alza il capo esausto e pronuncia davanti a tutti gli altri suoi colleghi stagisti le seguenti parole:
-Cara Giulia, il tuo è un linguaggio veramente scurrile, meriteresti di essere disciplinata-
Tutti quanti spostano il loro sguardo per assistere alla scenetta. Carmine si alza dalla sedia e si dirige accanto a Giulia che stupita rimane senza dire una parola davanti a Carmine.
-Ho preso nota di quante volte hai pronunciato quella parola, oggi, in questa mattinata ti è uscita fuori ben cinque volte, e non parliamo di ieri dove tra l’altro hai dato il massimo della tua superficialità e sfacciataggine. Mi hai messo a disagio come avrai notato-
-Ma, ma...-
-Ma cosa?- Domanda Carmine sempre con uno sguardo impassibile che non lascia trasparire emozioni dalle lenti dei suoi grandi occhiali.
-Hai ragione- I suoi occhi chiedono pietà prima ancora che inizi la mattanza. Lei sà che Carmine è un gentlement alla inglese. Lo stesso si può dire per Carmine che conosce per intuizione la passione di Giulia su certi comportamenti autoritari.
-Esatto, so che ho ragione, adesso vieni con me-
-Cosa?, dove mi vuoi portare?-
Un poco imbarazzato Carmine la rassicura dicendo davanti a tutti:
-A parlarle, poi sanno tutti che sei impegnata, non ti rubo- Carmine sorride buttandola sull’ironia e così anche gli altri se la ridono e si tranquillizzano.
Con una mano afferra il polso di Giulia che si alza facilmente dalla seduta, è leggera come una piuma ma tesa come una corda di violino.
-Vieni qui- Carmine la rassicura. E di soppiatto senza farsi vedere da altri la porta in cucina. Chiude la porta a chiave e se la infila in tasca.
-Ma cosa?!?-
-Prego siediti- Ordina Carmine tirando fuori la sedia da un tavolo. Giulia esegue mugugnando parole incomprensibili.
-Stai superando il limite, non so più cosa fare con te, e pensare che ostenti tanto la tua singolarità, la tua unicità, sul fatto di essere una ragazza per bene, non da discoteca. Scommetto le gonadi che in discoteca volgari come te non ce sono.-
-Che vuoi fare?!- Giulia vede carmine arraffare dentro alla sua 24 ore. Tira fuori un pettine, di legno. E lo posa sul tavolo bianco e casto.
-Ah vedo che hai portato un pettine come ti avevo chiesto ieri, ma non ho i capelli spettinati- Cerca di rigirare la frittata Giulia e spostare l’attenzione su altri lidi invano.
-Ti sbagli non ho intenzione di pettinarti al momento tesoro, hai infatti dei bellissimi capelli castani tendenti al rosso, ordinati e lunghi che ti cadono sui tuoi pomposi seni mettendoli in risalto ma sopratutto sanno di primavera-
-Oh bell’analisi morfologica che hai fatto su di me-
-Già, questo aggeggio lo vedrai usato in maniera alternativa, come ben sai le cose hanno obbiettivi diversi dalla funzione originale-
-Si e quindi, vuoi?...vuoi?... vuoi...-
-Vuoi?- Domanda Carmine a braccia conserte dall’alto verso il basso.
-Vuoi punirmi? Ma lo sai che non puoi? Sono fidanzata!-
-Ovvio che lo so, ma il tuo fidanzato non è dedito alla tua disciplina da quello che ho notato- Sorride carmine. Giulia serra la sua bocca.
-Avanti, alzati.-
-No, te sei di fuori! Non hai capito, non volevo!-
-E’ troppo tardi per tornare indietro- Intima con galanteria Carmine mentre Giulia sbruffa e mette il broncio e si alza.
-Brava ora vieni qui vicino a me-
-Mmmmm no, non voglio, daiiiiii-
Carmine con i suoi occhi di ghiaccio amplificati dalle lenti penetra in quelli di Giulia che non può far altro che acconsentire al suo tutore più giovane di lei. Si sente così afferrare un’altra volta per la mano e sbattuta contro il muro delicatamente.
-Ahia-
-Ahia cosa?!, metti le mani al muro e sposta il bacino in fuori, non farmelo ripetere due volte-
Lui arriva un secondo in bagno a prendere una saponetta nuova che infila nella bocca di Giulia dopodichè Carmine si siede sulla stessa sedia e scruta in maniera riflessiva il corpo di Giulia visto da dietro che inizia a tremare a piccoli spasmi, dalle gambe alle spalle. Passano 5 minuti, non può durare troppo l’attesa, qualcuno può insospettirsi.
-Bene-
Giulia si gira e vede Carmine afferrare un fianco con una mano che finisce sopra il ventre e l’altra prendere mira sfiorando la curvosa superficie rivestita di stoffa nera. Allontana la mano destra da lei, la solleva in alto e la lascia ricadere.
Un suono simile a una frustata riempie le mura total white della cucina. Giulia porta il capo in avanti per non far vedere il ghigno di dolore o di godimento a Carmine il quale inzia ad assaporare un sottile piacere pervenire dalla sua mano fino alla sua corteccia cerebrale. E’ la genesi, un veloce principio. Giulia tentenna sotto ai colpi sempre più violenti che esplodono nelle sue orecchie come bibliche trombe suonate dagli angeli della apocalisse. Le coscie iniziano a piegarsi a istanti e a tribolare come una vergine attempata la notte prima delle nozze, mentre la mano di Carmine sente salire il calore scaturito dall’attrito. Lei ansima mentre lui impassibile non perde la calma.
-Sai, inizia a fare caldo qui-
Con un occhio Giulia vede Carmine alzare lentamente le maniche della propria camicia in maniera automatica, decisa e precisa. Allo stesso modo, dopo averlo sbottonato, il pantalone di lei scivola fino alle ginocchia in quanto è attilato e ci vuole tempo per levarlo completamente secondo Carmine. Il suo normalissimo tanga bianco, spostato dall’attrito del pantalone viene ora messo al suo posto e in tensione con cura dal tutore così da dare dignità a quella superficie priva di discontinuità. Giulia è lì con le guancie arrossate, color porpora dalla meritata vergogna. Suda anche lei. I rivoletti del sudore tracciano dei segni simili a quelli lasciati dal passaggio di copiose lacrime, sorge il dubbio. Non guarda da nessuna parte, aspetta.
Carmine allunga la mano e la posa con tatto sulla cute arrossata, accarezzandola per un momento e poi stringendo a morsa la carne perfattamente tumefatta.
-Ahi- Si riesce a sentire dalla acida saponetta.
-Aspetta, non abbiamo ancora finito qui, manca ancora poco-
Con attenzione chirurgica Carmine prende il pettine di legno e lo lascia bagnare dall’acqua fredda che sgorga dal lavandino.
Giulia non capisce quello che sta per subire dal suo segale tutore e dal perverso pettine imbevuto di acqua.
-Cara Giulia, ho imparato in un corso sul legno che alcune essenze... se la loro fibra viene bagnata essa rilascia sostanze che possono irritare...-
-Oh no, ti prego basta ho imparato...mmmmh...mmmh...gh- Smugula la povera Giulia ormai in preda a crampi di dolore e felice paura che le abbracciano il corpo.
-Da brava ragazza allarga le gambe per favore-
-No...cioè sì-
Il tutore può così accedere a un’area di azione maggiore da colpire facilmente senza tregua. La mano libera afferra da sotto lo stomaco ansimante di Giulia fino al fianco per non farla scappare. Stesso rituale iniziatico, sfiora il pettine sulla calda pelle per rinfrescarla un poco, lo alza bene e affonda. Cento colpi di spazzola a ritmo di una mitragliatrice Vulcan. I due minuti passano alla svelta e le natiche di Giulia assumono proprietà materiali di diffusione e riflesso simili alla buccia di melanzana poco matura, a contorno invece dei piccoli pallini rossi come i pomodori, generati dalle sostanze fenoliche rilasciate dalla fibra dello scuro legno del pettine.
-Abbiamo finito cara-
Afferra la saponetta piena di saliva e la butta nel cestino, la asciuga e se la prende in braccio con se sulla sedia.
-Adesso hai i capelli da pettinare, vieni qua- Carmine inizia a pettinare la chioma arruffata di lei che se ne sta seduta a mala pena dal pungente dolore sopra le sue gambe.
-Grazie, grazie di tutto, farò la brava con te accanto qui dentro, ma come la mettiamo col mio fidanzato?-
-Veh, se non lo vedi per quattro giorni non dovrebbe accorgersi dei segni che ora porti con te, almeno spero, puoi sempre inventarti la storia della caduta dalla bicicletta-
I due si ricompongono a vicenda e tornano in ufficio, sembrano normali ma più legati di prima. I colleghi a volte si chiedono se sono loro i veri fidanzati.
E' un buon racconto Mastro: ben scritto, la situazione narrata non sarà "nuova" nel contesto ma ha particolari diversi dal solito, inoltre sarà apprezzato da chi ama l'ambientazione [i:1pay5a49]"office"[/i:1pay5a49].
ciao,
Keith
Grazie mille caro Keith!, ma ho fatto qualche orrore grammaticale? fatemi sapere così la prossima volta non sbaglio
Un bel racconto M4stro, bravo spero di leggerne altri
mi piace
( me l'ero perso )
non ho capito il titolo però...
pare lo avesse il pettine!
E' passato del tempo...ma il titolo si riferisce al fatto che il sottoscritto non porta mai con se' un pettine per disciplinare sul momento le signorine che mi stanno vicino...
Mi è piaciuto il tuo racconto M4stro, complimenti .
Nel lontano 2003, quasi 2004 (semicit.), su un forum ospitato da Forumfree, iniziò a formarsi e a svilupparsi il nucleo di una comunità di amanti del genere spanking. Tra alterne vicissitudini, quella comunità crebbe, si trasferì su questo sito e divenne in breve tempo il punto di riferimento in Italia.
Il forum arrivò ad avere decine di sezioni, alcune riservate alle spankee, con esperienze, dibattiti e racconti. Parallelamente vi era una chat IRC, nella quale faceva gli onori di casa (e a volte elargiva sculaccioni) l'indimenticato bot Orbilio.
Erano gli anni dei primi incontri dal vivo, a Milano e a Bologna, tra alcuni dei partecipanti più assidui.
Poi, come per ogni cosa bella, arrivò più o meno lentamente il declino e la fine. Le tecnologie cambiavano rapidamente, i forum lasciavano il posto ai social network, che portarono, col vento della novità, alla grande e inesorabile dispersione di persone, idee e passioni.
Il nostro forum, il nostro amato forum, ormai non più aggiornato (ma ancora molto visitato), cadde vittima di un grave problema tecnico che lo portò, per sempre, offline. Fortunatamente è sopravvissuto il backup del database, con tutti i contenuti intatti, ma la versione pesantemente personalizzata di phpBB non è recuperabile, a meno di sforzi immani. Ma se anche si potesse ripristinare, sarebbe talemnte obsoleto e pieno di problematiche di sicurezza che non potrebbe sopravvivere online più di qualche minuto.
Per ridare vita almeno al prezioso materiale raccolto in tanti anni è nato il museo, versione statica e ridotta del forum. Sono ovviamente rimaste escluse le sezioni private e di servizio del forum, non essendo per il momento possibile ripristinare un controllo degli accessi.
Luca